A Palermo c'è un piccolo scrigno barocco che racchiude delle curiosità mozzafiato

L’Oratorio del Carminello di Palermo è un capolavoro barocco poco noto, decorato con stucchi di Serpotta e immerso nella storia devozionale cittadina.

30 novembre 2025 12:00
A Palermo c'è un piccolo scrigno barocco che racchiude delle curiosità mozzafiato - Foto: Stendhal55/Wikipedia
Foto: Stendhal55/Wikipedia
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Un oratorio nel cuore antico della città

Nel dedalo di vicoli che circondano la chiesa del Carmine Maggiore, nel quartiere dell’Albergheria di Palermo, sorge un luogo che sfugge ai percorsi turistici ma incanta chi lo scopre: l’Oratorio del Carminello. Costruito tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, era la sede della Compagnia di Maria Santissima del Carmine, una confraternita laica che svolgeva opere di pietà e assistenza verso i più poveri.

Il nome “Carminello” — diminutivo affettuoso di Carmine — riflette il carattere raccolto dell’edificio, che si distingue per la raffinatezza e l’equilibrio delle sue proporzioni. La facciata sobria e discreta non lascia immaginare l’intensità decorativa degli interni, un mondo in cui arte e spiritualità si fondono in perfetta armonia barocca.

Gli stucchi di Serpotta e la teatralità del barocco palermitano

Appena si varca la soglia, lo sguardo viene catturato dagli stucchi di Giacomo Serpotta, che qui lavorò tra il 1710 e il 1714. L’artista riuscì a creare un ambiente di stupefacente leggerezza, in cui putti, drappeggi e motivi floreali sembrano muoversi alla luce naturale proveniente dalle finestre superiori. Ogni elemento decorativo diventa parte di una narrazione visiva che accompagna il fedele nel mistero della fede mariana.

Sulle pareti e nella volta si alternano allegorie e simboli che esprimono la devozione della confraternita: un linguaggio poetico e teatrale che rappresenta una delle vette del barocco siciliano. L’oratorio fu anche centro di musica sacra, dove venivano eseguite composizioni durante le festività religiose, trasformando lo spazio in un piccolo teatro dell’anima.

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