Le mura dimenticate che dovevano proteggere Catania ma finirono per seppellirne i segreti

Le antiche fortificazioni di Catania raccontano secoli di assedi, lava e rinascite. Un passato nascosto sotto le strade moderne.

29 novembre 2025 21:00
Le mura dimenticate che dovevano proteggere Catania ma finirono per seppellirne i segreti - Foto: Archeo-Felipe Negro/Wikipedia
Foto: Archeo-Felipe Negro/Wikipedia
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Quando le mura erano più forti del tempo

Dietro la modernità di Catania si nasconde una storia fatta di pietra lavica, guerre e rinascite.
Nel cuore della città, dove oggi passano automobili e studenti universitari, un tempo si ergevano i bastioni: possenti difese costruite per proteggere la Catania spagnola dalle minacce del mare e dalle incursioni nemiche.

Il progetto nacque nel XVI secolo, quando le nuove tecniche militari imponevano bastioni bassi e spessi, capaci di resistere ai cannoni.
Così prese forma un’imponente cinta muraria bastionata, che racchiudeva la città da nord a sud, con punti strategici come il Bastione degli Infetti, il Bastione di San Giorgio, quello di Sant’Agata e la Porta Garibaldi (un tempo Porta Ferdinandea).

Queste mura, fatte di lava nera e pietra calcarea, delimitavano un perimetro perfettamente visibile fino al Seicento. Poi arrivarono il terremoto del 1693, le colate dell’Etna e la ricostruzione barocca: eventi che cambiarono la fisionomia della città, cancellando in parte il sistema difensivo ma lasciando tracce ancora riconoscibili sotto il tessuto urbano.

La città che cresce sopra le sue difese

Con l’espansione di Catania nel Settecento e nell’Ottocento, i bastioni vennero assorbiti dalla città moderna.
Molti furono demoliti o inglobati in nuovi edifici, altri sepolti da colate o livellamenti del terreno. Eppure, chi conosce bene la città sa che le loro ombre sopravvivono: nei dislivelli improvvisi, nei tratti di mura inglobate in case, nelle piazze che seguono linee geometriche inspiegabili.

Il Bastione degli Infetti, oggi visitabile, è uno dei pochi superstiti e si affaccia su via Plebiscito, testimone del passato militare della città.
La sua pietra lavica racconta secoli di difesa, ma anche di resilienza: mentre altri bastioni sparivano sotto la lava, questo rimaneva in piedi, inglobato ma non sconfitto.

La città ha continuato a crescere sopra le sue stesse difese, dimenticandone le origini ma non la loro impronta.
Ogni strada che segue un tratto obliquo o curva inspiegabile è in realtà l’eredità di quelle mura, un codice urbano antico, inciso nella topografia di Catania come una cicatrice indelebile.

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