Il borgo ennese che doveva rinascere e oggi racconta un’altra verità sorprendente

Il Borgo Cascino di Enna, nato negli anni Trenta come centro rurale, rivela oggi la storia reale di un progetto incompiuto dell’entroterra siciliano.

27 gennaio 2026 15:00
Il borgo ennese che doveva rinascere e oggi racconta un’altra verità sorprendente - Foto: Simon Legner/Wikipedia
Foto: Simon Legner/Wikipedia
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Un borgo creato per trasformare l’entroterra ennese

Nelle campagne distese tra Enna e le aree cerealicole del suo vasto entroterra, il Borgo Cascino venne progettato negli anni Trenta come uno dei centri rurali destinati a supportare l’attività agricola delle contrade circostanti. Sorto in posizione strategica, lontano dai centri urbani ma vicino alle masserie che costituivano l’ossatura economica del territorio, il borgo avrebbe dovuto garantire servizi essenziali ai lavoratori agricoli: edifici amministrativi, spazi pubblici e strutture utili per una comunità che, almeno nelle intenzioni iniziali, doveva essere stabile e autosufficiente.
Il suo impianto urbanistico, ancora oggi riconoscibile, segue la logica di molti borghi rurali coevi: una piazza centrale come cuore simbolico e funzionale, una chiesa, alcune strutture civili e abitazioni disposte in modo ordinato. Questo schema architettonico rientrava in un preciso disegno di riorganizzazione agricola pensato per l’entroterra ennese, un territorio caratterizzato da grandi proprietà, distanze notevoli e pochi centri abitati. Il Borgo Cascino rappresentava quindi un tentativo concreto di dare forma a una rete di servizi in un’area che per secoli aveva vissuto in funzione dei cicli del grano e della pastorizia.

La realtà di un progetto rimasto sospeso

Se le fondamenta del borgo raccontano progettualità e ambizione, la sua storia successiva rivela un destino diverso da quello immaginato. Come accaduto a molti altri borghi rurali dell’epoca, i profondi cambiamenti economici e sociali del dopoguerra modificarono gli equilibri dell’agricoltura e della vita nelle campagne. La popolazione preferì spostarsi verso i centri più grandi, l’agricoltura si meccanizzò e molti dei borghi costruiti per sostenere la vita rurale non raggiunsero mai la piena operatività prevista.
Oggi il Borgo Cascino presenta ancora gli edifici originali, ma in gran parte inutilizzati o in stato di deterioramento. Il suo silenzio non è quello del disuso totale, bensì quello di un luogo rimasto sospeso tra memoria e incompiutezza. Le strutture, pur riconoscibili, non ospitano più la vitalità che un tempo avrebbero dovuto sostenere: sono testimonianze di un esperimento sociale, economico e architettonico che ha lasciato un segno importante nel territorio ennese, pur senza aver raggiunto pienamente il suo scopo.
Il borgo è diventato così un punto di osservazione privilegiato per comprendere come l’entroterra siciliano abbia attraversato trasformazioni profonde nel corso del Novecento. Non un luogo abbandonato, ma un frammento storico in cui passato e presente convivono senza sovrapporsi del tutto, offrendo un racconto autentico di ciò che la Sicilia interna è stata e di ciò che ha tentato di diventare.

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