Il gigante di Palermo che ha visto passare segreti, rivolte e una curiosità che pochi immaginano

A Palermo sorge l’Ucciardone, un carcere storico che custodisce vicende dure, trasformazioni profonde e una sorprendente curiosità poco nota.

10 gennaio 2026 21:00
Il gigante di Palermo che ha visto passare segreti, rivolte e una curiosità che pochi immaginano - Foto: gnuckx/Wikipedia
Foto: gnuckx/Wikipedia
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Le mura che hanno cambiato molte volte volto

Chi passa oggi davanti al Carcere dell’Ucciardone difficilmente immagina quanto questo luogo abbia inciso sulla storia di Palermo. Le sue mura, costruite nell’Ottocento durante il periodo borbonico, non nascono per intimorire, ma per rispondere alle nuove esigenze della città che cresceva e chiedeva spazi più adatti alla detenzione. L’impianto originario era rigoroso, pensato secondo criteri moderni per l’epoca: sezioni distinte, corridoi ordinati, un’organizzazione che voleva allontanarsi dai vecchi metodi punitivi.
Eppure la storia dell’Ucciardone non è mai stata lineare. Anno dopo anno, negli stessi ambienti si sono sovrapposte epoche politiche, cambiamenti sociali e tensioni che hanno trasformato questo carcere in uno dei simboli più complessi della Sicilia contemporanea. Le sue celle hanno attraversato fasi difficili, momenti in cui il numero dei detenuti superava di molto lo spazio disponibile, periodi di riforme e altri di stasi totale.
Nonostante la fama spesso legata ai processi di mafia degli anni Ottanta e Novanta, la realtà dell’Ucciardone è molto più articolata. Qui si incrociano vicende comuni, persone che hanno vissuto errori, attese, riscatto o, a volte, silenzi così profondi da restare fuori da ogni racconto. È un luogo che non concede romanticismi, ma che riesce comunque a raccontare un pezzo autentico della storia di Palermo.

La trasformazione lenta di un carcere che ha segnato la città

Nel tempo, l’Ucciardone è diventato uno specchio dei cambiamenti legislativi e civili italiani. La costruzione del nuovo carcere di Pagliarelli ha alleggerito il peso che per anni aveva reso l’Ucciardone sovraffollato e in affanno. Anche la struttura interna ha vissuto una lenta ma continua trasformazione: nuovi spazi, attività, interventi che hanno cercato di restituire una dimensione più umana alla detenzione.
Quello che colpisce chi studia la sua storia è la sua capacità di cambiare senza mai perdere la propria identità. Ogni modifica, ogni intervento, ogni ridisegno degli spazi ha conservato una traccia del passato, come se le mura avessero la memoria di ciò che hanno attraversato.
Osservarlo oggi significa leggere la storia della città da un’angolatura insolita. Palermo è sempre stata un luogo di contrasti forti: splendore e difficoltà, rinascita e ferite profonde. L’Ucciardone non fa eccezione. È un luogo severo, ma allo stesso tempo rivelatore. Un osservatore esterno, camminando intorno al perimetro, può cogliere il peso della storia, ma anche un movimento lento verso una visione più moderna e responsabile della detenzione.

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