La Cappella Palatina, cuore pulsante della Palermo normanna

Esplora la Cappella Palatina nel Palazzo Reale di Palermo, capolavoro arabo-normanno UNESCO con mosaici dorati e storia millenaria. Un tuffo nella Sicilia medievale tra re e artigiani orientali

31 gennaio 2026 12:00
La Cappella Palatina, cuore pulsante della Palermo normanna - Foto: Pistillo99/Wikipedia
Foto: Pistillo99/Wikipedia
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Nascita di un capolavoro nel XII secolo

Camminando per le sale del Palazzo dei Normanni, quel gioiello che Ruggero II fece erigere nel cuore di Palermo, ti imbatti nella Cappella Palatina come se il tempo si fosse fermato. Costruita tra il 1130 e il 1140, non è solo una chiesa: è un inno alla fusione di culture, dove maestri bizantini, arabi e latini unirono le forze per tessere un tappeto di mosaici che ancora oggi ipnotizza i visitatori. Immagina re normanni che pregano sotto cupole stellate, mentre operai siriani incollano tessere d'oro fuso, raccontando storie bibliche con la precisione di un ricamo.

Quei mosaici, oltre 6.000 metri quadrati, raffigurano Cristo Pantocratore che ti fissa dall'abside, circondato da santi e profeti in un tripudio di colori che cattura la luce del sole palermitano. Non era solo decorazione: serviva a mostrare il potere di un regno che dominava dal Mediterraneo all'Europa, con Ruggero II che si faceva incoronare proprio lì, mescolando croci e mezzelune. Oggi, parte del sito UNESCO dal 2015 insieme ad altre meraviglie arabo-normanne, la cappella attira folle silenziose, gente comune come studiosi che si perdono nei dettagli di quel soffitto ligneo intarsiato da artigiani fatimidi.

Dettagli che raccontano storie di potere e fede

Scendi le scale verso la cripta, dove colonne riutilizzate da moschee arabe sostengono volte che odorano ancora di incenso antico. Federico II, nipote di Ruggero, la usava per concili e feste, trasformandola in palcoscenico di corti multicolori: dame normanne con veli, emiri in turbanti, monaci greci che cantavano inni. Quei pavimenti in marmo opus sectile, con motivi geometrici che sembrano tappeti volanti, vennero posati da maestri nordafricani, un'eredità che Palermo custodisce gelosamente nonostante secoli di terremoti e invasioni.

Ogni angolo sussurra aneddoti: il pulpito di Guglielmo I, scolpito con scene di caccia e paradisi, o i bronzi delle porte che raffigurano leoni ringhianti. Durante la Notte Bianca UNESCO del 4 luglio, come quella del 2025, le luci artificiali fanno rivivere l'oro dei mosaici, attirando palermitani che si riuniscono in piazza Parlamento per concerti e visite notturne gratuite. È qui che senti il battito della città: non un museo polveroso, ma un luogo vivo dove la storia si mescola all'aria salmastra del porto vicino.

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