Il Castello di Aci, sentinella di lava sospesa sul mare dei Ciclopi vicino Catania
Ad Aci Castello, il maniero arroccato sulla roccia lavica domina la Riviera dei Ciclopi: da castrum bizantino a museo civico, tra assedi, terremoti e leggende.
Una fortezza nata dal mare e dal fuoco
Il castello di Aci sembra sbucare direttamente dal mare: una massa scura di basalto che si alza a picco sul blu, collegata alla terra solo da una scalinata in muratura che ha sostituito l’antico ponte levatoio. La rupe su cui poggia è fatta di colate laviche sottomarine, i cosiddetti pillow, solidificate circa 500.000 anni fa, poi circondate da una colata più recente che in passato fu erroneamente attribuita all’eruzione del 1169. Questa base geologica unica ha reso la rocca naturalmente inespugnabile, trasformandola nel fulcro del “territorio delle Aci” fin dal Medioevo.turismoambientalesicilia
Dal Castrum Jacis ai Normanni
Un primo castello viene edificato in età bizantina, tra VI e VII secolo, su una precedente fortificazione di epoca romana nota come Castrum Jacis, nata per proteggere la popolazione dalle incursioni lungo la costa orientale. Con la conquista araba del 902, Aci – che le fonti islamiche chiamano ‘Al‑Yâg o Lî‑Yâg – diventa un centro importante della Sicilia orientale: il borgo viene risparmiato in cambio della jizya, ma le strutture fortificate sono rase al suolo. L’impronta bizantina resta comunque forte, tanto che cronisti come Ibn al‑Athir la ricordano come uno dei poli della resistenza greco‑cristiana.wikipedia
Federici, Vespri e la “Terra di Aci”
Con l’arrivo dei Normanni di Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, il sistema feudale ridisegna l’isola e la fortezza di Aci viene incastellata e concessa, nel 1092, al vescovo‑abate Angerio di Catania. Nasce così il Castrum Jatium, primo nucleo amministrativo della “Terra di Aci”, che comprendeva gli attuali comuni di Aci Castello, Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi e Valverde. Nel 1126, proprio qui il vescovo Maurizio accoglie le reliquie di Sant’Agata riportate da Costantinopoli, evento ancora ricordato da un affresco superstite in una piccola cappella del castello.turismoambientalesicilia
Durante i Vespri siciliani, il maniero diventa pedina cruciale nelle lotte tra Angioini e Aragonesi: nel 1297 Federico III concede l’“Università delle Aci” all’ammiraglio Ruggero di Lauria, ma quando questi passa con gli Angioini il re siciliano fa espugnare il castello usando una poderosa torre mobile di legno, la “cicogna”. La battaglia navale di Ognina, combattuta tra il borgo e il castello, segna una svolta a favore degli Aragonesi nella lunga guerra del Vespro.wikipedia
Re, assedi e privilegi
Nel Trecento e Quattrocento il castello è al centro di una girandola di signorie: da Ruggero e Margherita di Lauria agli Alagona (Blasco II e Artale I), passando per assedi angioini guidati da Beltrando Del Balzo e Niccolò Acciaiuoli, che più volte saccheggiano il territorio. Qui, nel 1353, muore a soli 17 anni il re Ludovico d’Aragona, e pochi decenni dopo Artale II usa la rocca come baluardo nella rivolta contro Martino il Giovane, che alla fine riesce a espugnarla sabotandone l’approvvigionamento idrico.wikipedia
Per evitare che il castello torni in mano ai baroni, Martino ottiene nel 1398 che il Parlamento di Siracusa sancisca l’appartenenza “in perpetuo” al regio demanio e nel 1399 concede al territorio un importante privilegio di esenzione doganale. Nel 1402 il sovrano trasforma la fortezza in residenza, condividendo le stanze affacciate sul mare con la moglie Bianca di Navarra, mentre il borgo cresce fino a contare circa 2.400 abitanti nel 1404.wikipedia
Dal demanio al carcere, fino al restauro
Tra XV e XVI secolo la Terra di Aci passa di mano in mano – Velasquez, Platamone, Moncada, Requisens, Mastrantonio – finché nel 1528 la popolazione offre 20.000 fiorini a Carlo V per riscattarsi dal potere baronale e tornare al regio demanio, ottenendo nel 1530 il mero et misto impero e la conferma della Fiera Franca. Il castello diventa simbolo ufficiale dell’“Universitas reale di Aci”, raffigurato nei sigilli accanto ai faraglioni di Aci Trezza.turismoambientalesicilia
Dalla metà del Cinquecento, però, l’unità delle Aci si sgretola: il castello si stacca amministrativamente da Aquilia Nuova (Acireale) e dai casali; la fortezza è destinata prima a caserma e poi a carcere. Il terremoto del 1693 la danneggia pesantemente, ma non la abbatte. In età borbonica il complesso rientra nel demanio comunale e nell’Ottocento ispira Giovanni Verga, che ambienta qui la novella “Le storie del Castello di Trezza”, fondendo storia e mito dei paesaggi della Riviera dei Ciclopi.wikipedia
Tra il 1967 e il 1969 un importante intervento di restauro stabilizza le strutture e ne consente il riuso culturale; dal 1985 il castello è aperto al pubblico come museo civico.turismoambientalesicilia
Architettura sospesa sul golfo
Oggi, salendo la scalinata che ricalca l’antico percorso del ponte levatoio, si attraversa l’accesso fortificato ancora leggibile nei suoi incastri e si entra nel cortile interno, dove un piccolo orto botanico accompagna il visitatore verso i diversi ambienti. Al centro del complesso si erge il donjon, la torre quadrangolare che costituiva il cuore difensivo e residenziale del maniero, mentre lungo il perimetro sopravvivono ambienti voltati, magazzini e la cappella – forse di origine bizantina – che custodisce tracce di affreschi.wikipedia
Dalla terrazza sommitale la vista corre dal profilo scuro dell’Etna al disegno irregolare dei faraglioni di Aci Trezza, fino al porto moderno: lo stesso orizzonte che guardavano soldati, pescatori, mercanti e re. L’isolamento naturale della rupe, inaccessibile da ogni lato tranne che per l’ingresso a monte, spiega perché per secoli il castello sia stato considerato uno dei punti più difficili da espugnare della costa orientale siciliana.ilpampaleoneresort
Il museo civico e la “Sala Jean Calogero”
All’interno del castello ha sede il museo civico di Aci Castello, articolato in tre sezioni: mineralogia, paleontologia e archeologia, con reperti che raccontano tanto la storia geologica della rocca quanto l’insediamento umano lungo la Riviera dei Ciclopi. Campioni di rocce vulcaniche e fossili marini dialogano con ceramiche, oggetti d’uso e testimonianze delle civiltà che si sono succedute tra età classica e Medioevo.turismoambientalesicilia
Dal 2012 una delle sale più suggestive, già nota come “cappella bizantina”, è stata intitolata al pittore Jean Calogero, che con le sue tele ha reso celebri nel mondo i paesaggi di Aci Castello: qui sono esposti tre suoi oli – “Riviera dei Ciclopi”, “Aci Trezza” e “Aci Castello” – donati dalla famiglia al Comune. Questa scelta ha rafforzato il legame tra la fortezza e l’identità artistica del territorio, trasformando il castello in un luogo dove storia, pittura e panorama dialogano in modo continuo.wikipedia
Un simbolo vivo della Riviera dei Ciclopi
Oggi il castello di Aci è molto più di un rudere panoramico: è simbolo riconoscibile della Riviera dei Ciclopi, tappa fissa per chi esplora Aci Castello e Aci Trezza tra mito di Polifemo, faraglioni e tradizioni marinare. Eventi culturali, visite guidate, mostre temporanee e iniziative scolastiche lo tengono vivo nel calendario cittadino, mentre i residenti lo percepiscono come un punto fermo del paesaggio, una presenza quotidiana che accompagna albe, tempeste e tramonti.ecomuseorivieradeiciclopi
Camminare sulle sue terrazze significa attraversare, in pochi passi, secoli di storia: dai bizantini agli arabi, dai Normanni ai re aragonesi, fino al turismo contemporaneo che, macchina fotografica alla mano, cerca nella roccia e nel mare lo stesso fascino che sedusse cronisti medievali e scrittori dell’Ottocento.turismoambientalesicilia