Catania, tentata truffa da 3 milioni: misure cautelari per due indagati nell’inchiesta sulla fioraia

La Procura e la Squadra Mobile di Catania eseguono provvedimenti per circonvenzione di incapace e tentata appropriazione indebita plurima.

A cura di Redazione
23 marzo 2026 09:52
Catania, tentata truffa da 3 milioni: misure cautelari per due indagati nell’inchiesta sulla fioraia -
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Catania. Ieri mattina la Procura della Repubblica distrettuale di Catania, su richiesta degli inquirenti, ha ottenuto e fatto eseguire dalla Polizia di StatoSquadra Mobile un'ordinanza cautelare nei confronti di due persone ritenute coinvolte in una tentata truffa ai danni di un'anziana facoltosa. Le misure disposte sono il divieto temporaneo di esercitare attività in istituti bancari per un uomo (classe 1973) per 12 mesi e l'obbligo di presentazione alla polizia per una donna (classe 1976) tre giorni la settimana. Gli indagati sono accusati, a livello di gravi elementi indiziari, dei reati di circonvenzione di incapace e tentata appropriazione indebita, entrambi in forma pluriaggravata; resta ferma la presunzione di innocenza.

Dettagli dell'inchiesta

L'indagine è partita da una segnalazione di funzionari di un istituto bancario di Catania, che hanno rilevato operazioni sospette sull'account di una cliente ottantacinquenne, priva di figli e di parenti prossimi. Le attività investigative, sia tradizionali sia tecniche, hanno documentato fasi ritenute decisive del piano criminoso volto ad appropriarsi di un patrimonio stimato in circa 3 milioni di euro.

Gli investigatori hanno ricostruito che la presunta mente dell'operazione era una fioraia, vicina di casa della vittima, già sottoposta in una prima tranche dell'operazione (24.11.2025) alla custodia cautelare in carcere, mentre un avvocato coinvolto era stato posto agli arresti domiciliari. Alla fioraia è contestato di aver isolato e manipolato l'anziana, rendendola dipendente da lei e dalla figlia, impedendole contatti esterni e persino la ricezione della corrispondenza.

Le indagini hanno inoltre documentato il ruolo di più professionisti e operatori di settore che, secondo gli inquirenti, hanno agevolato il trasferimento del patrimonio: un avvocato incaricato di curare il passaggio dei fondi a un nuovo istituto di credito, un consulente finanziario indicato come complice e una segretaria di uno studio notarile ritenuta fondamentale per le modalità tecniche del perfezionamento delle pratiche.

Tra gli atti predisposti per il presunto piano criminoso figurano la redazione di una procura speciale a favore dell'avvocato, una procura generale per la fioraia e un nuovo testamento volto a revocare quello precedente, che avrebbe destinato il patrimonio a un ente religioso (collegato a Padre Pio) nominando la fioraia erede universale. Agli atti è stata annotata anche una presunta elargizione di denaro dalla fioraia alla segretaria dello studio notarile, definita dalla stessa come «lauta mancia», ma qualificata dagli investigatori come compenso illecito.

Dalle verifiche emerge, inoltre, che la fioraia, su suggerimento della segretaria, avrebbe cercato di ottenere da un medico un certificato attestante la capacità dell'anziana di intendere e volere, mentre le valutazioni sanitarie avrebbero evidenziato un deficit cognitivo e una riduzione dell'orientamento temporale nella vittima.

Alla luce della prima fase esecutiva, è stato nominato un curatore per assistere l'anziana, che attualmente riceve tutela legale e supporto. Le misure cautelari eseguite ieri si aggiungono a quelle del novembre 2025 e riguardano persone indagate nell'ambito della medesima inchiesta, mentre le indagini proseguono per ricostruire compiutamente i movimenti patrimoniali e individuare eventuali altri complici.

La Procura e la Polizia mantengono la linea della massima riservatezza sui dettagli ancora in fase di accertamento, ricordando che ogni imputazione dovrà essere verificata nelle sedi giudiziarie competenti.

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