Palermo, associazioni antiracket in Prefettura: allarme per recrudescenza delle intimidazioni
Le sigle antiracket chiedono mobilitazione dopo episodi contro commercianti e l'uso di armi; Prefettura ha convocato la riunione.
Ieri in Prefettura a Palermo si è svolta una riunione convocata per esaminare le criticità relative agli episodi di intimidazione ai danni di esercizi commerciali della città, alla quale hanno partecipato le principali associazioni antiracket. A fare il punto è stato Emilio Miceli, presidente del Centro Pio La Torre.
«La riunione che ieri si è svolta in Prefettura tra le associazioni antiracket di Palermo era opportuna e necessaria», ha dichiarato Miceli, sottolineando il bisogno di un confronto immediato sulle criticità emerse.
Richieste e preoccupazioni
Secondo il presidente del Centro Pio La Torre, la recrudescenza della violenza, l’uso di armi come i kalashnikov e i messaggi di intimidazione ai commercianti indicano segnali preoccupanti per la città. «La recrudescenza della violenza, l’uso di armi come i kalashnikov, i messaggi di intimidazione ai commercianti – prosegue Miceli – ci dicono che Palermo deve ritrovarsi, nelle iniziative di denuncia e nella vicinanza alle vittime dei danneggiamenti di questi giorni.»
Le associazioni hanno posto l'accento sulla necessità di tornare alla mobilitazione civica per isolare chi, con atti di intimidazione, rischia di determinare un salto di qualità dei gruppi criminali e scatenare una nuova ondata di violenza. Miceli ha evidenziato il pericolo che gruppi mafiosi possano sfruttare la situazione per una escalation.
Al termine dell'incontro, i rappresentanti delle sigle antiracket hanno ribadito l'importanza di promuovere iniziative di denuncia collettiva e di assicurare la vicinanza alle vittime, in particolare agli esercizi commerciali danneggiati o minacciati.
La Prefettura ha convocato la riunione per valutare le criticità segnalate; al momento non sono state rese pubbliche misure operative immediate. Le associazioni insistono sul fatto che Palermo deve reagire con unità per non consentire il ritorno alla "barbarie" evocata da Miceli e per contenere il rischio di una nuova ondata di violenza.