La torre siciliana che punta verso il cielo: è stata anche il set di un famosissimo film

Il Castello di Mazzarino, “U Cannuni”: torre cilindrica, Branciforti, abbandono e mistero!

A cura di Paolo Privitera
29 agosto 2025 18:00
La torre siciliana che punta verso il cielo: è stata anche il set di un famosissimo film - Foto: Giuseppe Bognanni/Wikipedia
Foto: Giuseppe Bognanni/Wikipedia
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 Cannuni: la torre che punta verso il cielo e la sua origine misteriosa

Nel cuore della Sicilia, incastonato tra le colline dell'entroterra nisseno, si erge il Castello di Mazzarino, noto affettuosamente dagli abitanti del borgo come “U Cannuni”. Questo soprannome curioso deriva dalla sua inconfondibile torre cilindrica, che si innalza solitaria verso il cielo come un antico cannone rivolto all’orizzonte. Questa forma insolita ha alimentato per secoli leggende e fantasie popolari, contribuendo a rendere il sito un luogo misterioso e affascinante, sospeso tra realtà storica e mito locale.

La costruzione del castello risale molto probabilmente al periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, quando i Normanni consolidarono il proprio dominio sulla Sicilia edificando numerose fortificazioni strategiche. Tuttavia, le sue fondamenta poggiano su una storia ancora più antica: alcuni resti fanno pensare a una precedente struttura romano-bizantina, che i Normanni inglobarono e modificarono secondo le loro esigenze militari. La funzione iniziale era, infatti, strettamente difensiva: il castello doveva proteggere il territorio e fungere da punto di controllo visivo su tutto il paesaggio circostante.

Tra il 1282 e il 1292, il castello passò nelle mani della nobile e influente famiglia Branciforti. Fu in questo periodo che la struttura visse il suo massimo splendore. I Branciforti, trasformandolo da semplice presidio militare a vera e propria dimora signorile, ne ampliarono le dimensioni e ne arricchirono gli interni. Originariamente, l’edificio contava ben quattro torri e un vasto cortile centrale, circondato da mura merlate, camini interni in pietra e ambienti residenziali. La torre cilindrica che oggi resta in piedi era solo una delle tante, ma è diventata la più iconica per la sua imponenza e per il suo aspetto così evocativo.

Difesa, decadimento e set de “La Piovra”

La posizione del castello – su un colle a 583 metri sul livello del mare – non era casuale. Essa garantiva un perfetto controllo delle valli sottostanti e una protezione naturale dagli attacchi esterni. Nei secoli successivi, però, le esigenze della nobiltà mutarono. Nel XVI secolo, i Branciforti decisero di abbandonare la rocca, ormai poco adatta alla vita di corte, per trasferirsi nel più confortevole e raffinato Palazzo Bartoli, costruito secondo i canoni rinascimentali. Questo trasferimento decretò l’inizio del lento declino del castello.

Con il passare del tempo, il maniero venne progressivamente abbandonato e cadde in rovina. Le frane del terreno e il saccheggio sistematico delle sue pietre per altri edifici lo spogliarono della sua antica imponenza. Le torri crollarono una dopo l’altra, lasciando solo “U Cannuni” a vigilare il paesaggio circostante, come un custode solitario del tempo che passa.

Nel corso del Novecento, però, il castello conobbe una nuova stagione di rinascita. Grazie a una serie di restauri conservativi, le mura superstiti sono state consolidate, i camini interni valorizzati, e la torre principale resa accessibile ai visitatori. Questo recupero non solo ha restituito dignità al monumento, ma ha anche riacceso l’interesse culturale e turistico per l’intera zona.

La sua atmosfera unica ha attratto anche il mondo del cinema: “U Cannuni” è apparso in alcune scene della celebre serie televisiva La Piovra, contribuendo a diffondere la sua immagine ben oltre i confini locali. Oggi, quel che resta del castello rappresenta molto più di un semplice rudere: è un simbolo di resilienza storica, un punto di riferimento identitario per gli abitanti di Mazzarino e una tappa imperdibile per chi desidera scoprire i tesori meno noti della Sicilia interna.

Visitare “U Cannuni” significa immergersi in un tempo lontano, tra pietre che raccontano storie di guerra, potere, decadenza e rinascita. È il segno tangibile di come un luogo possa trasformarsi, da rovina dimenticata a monumento di orgoglio collettivo, mantenendo intatta la sua aura di mistero e imponenza.

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