Un'eredità idraulica da mille e una notte: l'incredibile sistema di canali sotterranei di Palermo che pochi conoscono

Scendi nel qanat di Palermo: passato arabo, ingegneria sotterranea e curiosità sotto i piedi dei palermitani!

A cura di Paolo Privitera
30 agosto 2025 21:00
Un'eredità idraulica da mille e una notte: l'incredibile sistema di canali sotterranei di Palermo che pochi conoscono - Foto: Archipenzolo/Wikipedia
Foto: Archipenzolo/Wikipedia
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Il Qanat di Palermo è un incredibile sistema di canali sotterranei realizzati durante l’epoca araba (IX‑XI secolo) e perfezionati dai Normanni, usato per trasportare acqua con la gravità dalle falde più alte fino alla città.
Diversamente dai qanat persiani, a Palermo venivano scavati tunnel lunghi con camere di ventilazione (“camere dello scirocco”) che condensavano l'aria fresca sotterranea, regalando sollievo durante lo scirocco estivo.
Oggi ne siamo consapevoli: si pensi che il Qanat Gesuitico Alto si trova a una decina di metri sotto il livello stradale e raggiunge altezze fino a quattro metri, direttamente sotto il quartiere Vignicella.

Un museo sotto i piedi dei palermitani

Il network di qanat si estendeva da La Zisa fino al porto, alimentando fontane, giardini e persino bagni pubblici, divenuti luoghi di aggregazione urbana durante la dominazione islamica.
Attualmente sono visibili e visitabili tre qanat principali: Gesuitico Alto, Gesuitico Basso e Uscibene.
Organizzazioni come ArcheOfficina e il CAI Palermo conducono tour speleologici invernali, dove i visitatori, equipaggiati di stivali di gomma e casco, percorrono i cunicoli fino a un metro d’acqua: un’esperienza che gli stessi palermitani definiscono come “camminare nella cattedrale sotterranea”.

Ingegneria, archeologia e conservazione

La costruzione dei qanat richiese esperti idraulici arabi, detti muqannī, capaci di calcolare la pendenza perfetta per far defluire l’acqua.
Nei secoli, sono state scoperte 20 diverse gallerie distribuite nella Conca d’Oro, in particolare lungo Corso Calatafimi.
Gli studi recenti (2020) hanno evidenziato come questi canali, realizzati con blocchi di calcarenite, fossero resistenti e duraturi, non a caso sopravvissuti fino a oggi.

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