A Siracusa esiste un "acqua nascosta" che ha sfidato i secoli

Il Miqwè di Siracusa, tra i più antichi d’Europa, svela riti e storie perdute della comunità ebraica sotto l’antico quartiere della Giudecca.

31 gennaio 2026 18:00
A Siracusa esiste un "acqua nascosta" che ha sfidato i secoli - Foto: CunctatorSr/Wikipedia
Foto: CunctatorSr/Wikipedia
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L’acqua nascosta che ha cambiato il destino della Giudecca

Nel cuore dell’antico quartiere della Giudecca di Siracusa, sotto un palazzo che per secoli non ha mai sospettato di custodire un tesoro, si cela uno dei luoghi più sorprendenti della storia ebraica del Mediterraneo: il Miqwè, un bagno rituale rimasto in silenzio sotto terra fino alla sua riscoperta nel 1987. L’atmosfera che si percepisce scendendo nella cavità non appartiene al presente: sembra piuttosto un frammento intatto di un’epoca in cui la comunità ebraica siracusana viveva uno dei suoi momenti più vitali.
Il percorso sotterraneo conduce a una serie di ambienti scavati nella roccia viva, illuminati appena dai riflessi dell’acqua che ancora oggi alimenta le vasche. È sorprendente come questo luogo, rimasto nascosto per quasi cinque secoli dopo l’espulsione degli ebrei dalla Sicilia, si presenti in condizioni che permettono di immaginare con chiarezza i riti, i gesti e la quotidianità di una comunità che aveva fatto di Siracusa una delle sue sedi più importanti. La struttura è dominata da un sistema di vasche alimentate da una falda naturale, una particolarità che rende il sito non solo autentico, ma straordinariamente coerente con le norme rituali che prevedevano l’uso di acqua “viva”, mai stagnante e capace di rinnovarsi continuamente.

Un labirinto sacro che racconta la vita quotidiana degli ebrei siracusani

Il Miqwè di Siracusa non è un semplice bagno rituale: è una piccola architettura sacra ricavata con una precisione che ancora oggi sorprende. Le scale che conducono alle vasche sono scolpite in modo da permettere a più persone di accedere contemporaneamente, mentre l’ambiente principale custodisce una vasca rettangolare e altre quattro più piccole, probabilmente destinate a usi differenti a seconda dei rituali. L’idea di trovarsi davanti a un impianto tanto articolato smentisce qualsiasi ipotesi di marginalità: la comunità ebraica di Siracusa era numerosa, organizzata e profondamente integrata dentro l’economia cittadina.
L’elemento più stupefacente è l’assoluta continuità dell’acqua, che filtra perennemente attraverso la roccia. Questo dettaglio, perfettamente coerente con le prescrizioni religiose, dimostra quanto gli antichi costruttori conoscessero la geologia del sottosuolo siracusano e fossero capaci di modellarla senza alterarne l’essenza. Il silenzio delle camere sotterranee, interrotto solo dal rumore sottile dello scorrere dell’acqua, restituisce l’impressione di trovarsi in un luogo che non ha smesso per un solo istante di essere vivo, anche quando nessuno vi scendeva più. La sua posizione, direttamente sotto l’albergo che oggi lo custodisce, completa un quadro quasi paradossale: per secoli si è camminato sopra uno dei Miqwè più antichi d’Europa senza saperlo, senza percepire il battito sommesso che continuava a vibrare nel sottosuolo.

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