Il corridoio segreto di Siracusa: l’acquedotto che ha sfidato la roccia e nascosto un enigma millenario
L’acquedotto Galermi di Siracusa, capolavoro sotterraneo antico, custodisce un sorprendente sistema idrico ancora oggi funzionante.
Un’opera inattesa che cambiò per sempre il volto di Siracusa
Nelle campagne a nord di Siracusa, dove la roccia calcarea affiora come un immenso archivio naturale, si cela una struttura che per secoli ha sfidato il tempo: l’acquedotto Galermi. Non un semplice canale, ma un corridoio idrico scavato a mano per oltre 30 chilometri, un’opera che già alla sua nascita appariva fuori scala rispetto alle possibilità tecniche del periodo. Le fonti antiche attribuiscono la sua realizzazione al tiranno Gelone, che avrebbe ordinato lo scavo del condotto nel V secolo a.C. per garantire alla città una riserva d’acqua stabile, indispensabile per i quartieri più in quota.
La caratteristica più sorprendente è che l’acquedotto nasce interamente in galleria, scavato nel fianco del monte e regolato da una leggera pendenza calcolata con precisione incredibile. È una struttura che ancora oggi lascia interdetti: si sviluppa in un percorso sotterraneo che intercetta una serie di sorgenti naturali e le convoglia verso Siracusa, seguendo un tracciato che sfrutta ogni variazione del terreno. Le tecniche di scavo, effettuate con strumenti rudimentali, mostrano una conoscenza quasi intuitiva della conformazione geologica, come se gli antichi operai avessero percepito a occhio nudo ciò che oggi studiamo con rilievi topografici e strumentazioni moderne.
Il cuore nascosto dell’ingegneria idrica siracusana
A rendere ancora più straordinario l’acquedotto Galermi è la sua continuità di funzionamento: nonostante i secoli, buona parte del condotto è ancora attiva. Lungo il percorso sono visibili bocche di aerazione, cunicoli laterali, tratti più ampi e punti in cui la galleria si apre in piccole camere che servivano da aree di intervento e manutenzione. Si trattava di un’infrastruttura complessa, capace di convogliare un flusso costante e regolato verso la città antica.
La funzione originaria dell’acquedotto era strettamente legata alla topografia di Siracusa: il condotto serviva a rifornire in particolare il quartiere Neapolis e la zona dell’anfiteatro, garantendo l’acqua necessaria sia per gli usi quotidiani che per le attività pubbliche. Nel corso dei secoli il sistema venne utilizzato, adattato, in parte restaurato e perfino deviato, diventando un punto di forza dell’approvvigionamento idrico siracusano. Anche quando alcune sezioni furono integrate in proprietà agricole o in reti secondarie, la struttura mantenne la sua identità originaria.
Ciò che affascina maggiormente è il modo in cui l’acquedotto si insinua nella roccia con un percorso quasi sinuoso, evitando ostacoli geologici e sfruttando ogni naturale depressione del terreno. È una testimonianza del livello raggiunto dall’ingegneria idraulica nel mondo antico: un equilibrio tra intuito, esperienza e capacità costruttiva che a Siracusa trova una delle sue espressioni più alte.