Il rifugio nascosto del Simeto: l’Oasi sorprendente che resiste vicino a Paternò

L’Oasi di Ponte Barca, vicino Paternò, rivela un ambiente raro del Simeto dove natura, storia fluviale e specie protette convivono da secoli.

07 gennaio 2026 15:00
Il rifugio nascosto del Simeto: l’Oasi sorprendente che resiste vicino a Paternò - Foto: Franktalks/Wikipedia
Foto: Franktalks/Wikipedia
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Un angolo di natura che si è salvato quasi per caso

Non lontano dal centro abitato di Paternò, lungo un tratto del Simeto che sembra voler rallentare il passo, si trova un luogo che molti ignorano ma che conserva una forza narrativa rara. L’Oasi di Ponte Barca è uno di quei paesaggi che non gridano per essere notati: preferiscono mostrarsi lentamente, rivelando soltanto a chi osserva con calma la complessità di un territorio modellato per secoli dal fiume.
Qui la Piana di Catania si apre in una distesa agricola che alterna campi coltivati a zone umide sopravvissute alle trasformazioni del Novecento. L’acqua che ristagna nelle anse del Simeto diventa casa per uccelli che cercano riparo durante le migrazioni, mentre i canneti creano barriere naturali dove la fauna trova nascondigli essenziali.
Il risultato è un ambiente silenzioso ma vivo, dove il fiume non segue mai la stessa traiettoria: devia, erode, deposita, e in questo continuo movimento racconta una storia che appartiene tanto alla natura quanto alle comunità che qui, da secoli, convivono con i ritmi del Simeto.

Un ecosistema fragile che parla di stagioni, acqua e memoria

Ciò che rende particolare l’Oasi di Ponte Barca è la sua morfologia dinamica. Il fiume, nel corso dei decenni, ha creato zone paludose, piccoli laghi temporanei e tratti di vegetazione spontanea che resistono nonostante le pressioni dell’agricoltura moderna. In primavera, il paesaggio cambia volto: la piena porta con sé sedimenti e nutrienti che rendono la zona un punto di forte interesse per molte specie di uccelli, tra cui piccoli trampolieri e rapaci che sorvolano i campi in cerca di prede.
La presenza dell’acqua, tuttavia, non è costante. Nei periodi più secchi, alcune aree si prosciugano lasciando scoperti terreni che raccontano la stratificazione delle stagioni. È un ambiente che alterna abbondanza e scarsità, e proprio questa alternanza crea un equilibrio unico.
Il tratto del fiume che attraversa l’Oasi è conosciuto anche per un antico ponte che un tempo collegava rive e territori limitrofi. Oggi resta soprattutto il nome a ricordarlo, ma la presenza di questo collegamento storico aiuta a comprendere come l’area sia stata per secoli un punto di passaggio, di lavoro e di vita agricola. Le campagne circostanti sono ancora oggi parte integrante del paesaggio, e l’Oasi ne rappresenta la parte più selvaggia e meno toccata dall’uomo.
La forza dell’acqua, la presenza degli uccelli migratori, i cambiamenti stagionali e la memoria delle attività della Piana compongono un quadro che ancora oggi resiste, nonostante un territorio che spesso è chiamato a confrontarsi con equilibri delicate.

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