Carne di cavallo a Catania potrà essere vietata: rischio per una tradizione

Una proposta di legge bipartisan punta a riconoscere gli equidi come «non destinati alla produzione alimentare». A Catania, dove la carne di cavallo è identità culinaria, il provvedimento apre scenari concreti per macellerie, trattorie e consumatori.

A cura di Redazione Redazione
14 febbraio 2026 21:47
Carne di cavallo a Catania potrà essere vietata: rischio per una tradizione -
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Per i catanesi, la carne di cavallo non è solo cibo: è street food, identità di quartiere, specialità di macellerie e trattorie dove si servono fettine, polpette e piatti che attraversano generazioni. Oggi però quella tradizione è sotto esame: una proposta di legge, incardinata in commissione Ambiente al Senato, mira a riconoscere i cavalli e altri equidi come animali d'affezione e a vietarne la macellazione a fini alimentari. Qui i dati, le regole proposte e le possibili conseguenze per Catania.

I numeri della macellazione in Italia

I dati citati nella proposta e nei resoconti parlamentari mostrano un calo significativo: nel 2012 il macello degli equidi totalizzava 4.609 capi (2.952 dall'estero, 1.657 dall'Italia); nel 2019 il totale era sceso a 3.636 (1.304 esteri, 2.332 italiani); a inizio 2025 i capi macellati risultavano 2.012 (567 esteri, 1.445 italiani). Questi numeri evidenziano una riduzione superiore al 50% in poco più di dieci anni, ma non azzerano del tutto la produzione e il mercato della carne equina.

Il calo è un dato quantitativo indiscutibile, ma non equivale a scomparsa della domanda. La distribuzione è geografica e concentrata: in alcune aree del Sud, e in città come Catania, la carne di cavallo resta radicata nella pratica alimentare e nella rete commerciale locale.

La proposta di legge: cosa cambia

La pdl, a prima firma Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs) e con atti analoghi presentati da Michela Brambilla (Noi‑Moderati), propone di attribuire agli equidi la dicitura "Non Dpa" (non destinato alla produzione alimentare). Le principali misure previste dalla bozza:

  • divieto di macellazione degli equidi a fini alimentari; sanzioni severe per chi alleva a scopo di macellazione: multa tra 30.000 e 100.000 euro e reclusione da tre mesi a tre anni, con aumento di un terzo se le carni vengono immessa sul mercato;
  • obbligo di iscrizione nel Registro anagrafico di tutti gli equidi e identificazione tramite transponder (microchip) entro due mesi dall'entrata in vigore; mancata iscrizione: sanzione 20.000-50.000 euro;
  • rafforzamento dei controlli per prevenire pratiche abusive, richiamando anche gli alert emessi da organizzazioni come Animal Equality e le raccomandazioni scientifiche dell'EFSA.

La pdl non è solo simbolica. Introduce obblighi amministrativi costosi e penalità forti, e prevede meccanismi di controllo che richiederanno investimenti pubblici e privati. È bipartisan ma è ancora all'esame; la trasformazione normativa non è automatica.

Catania: tradizione, economia e rischio di discontinuità

A Catania la macelleria equina è trama urbana: interi quartieri con macellerie, trattorie e bancarelle che fanno della carne di cavallo un bene culturale. La proposta di legge apre almeno tre nodi pratici per la città:

  • impatto economico su macellai, allevatori locali, ristoratori e mercati rionali che offrono specialità equine;
  • rischio di perdita di una componente di patrimonio gustativo e identitario, difficilmente quantificabile ma importante nel tessuto sociale;
  • possibili effetti sulla filiera: se la macellazione nazionale venisse vietata, la domanda locale potrebbe spingere verso importazioni o verso un mercato informale, con conseguenze sanitarie e legali.

Il calo nazionale del consumo non equivale a una crisi automatica a Catania. Anche con numeri in diminuzione, la domanda locale può sostenere imprese e posti di lavoro. Un divieto netto senza misure di transizione rischia di creare impatti sociali e di incoraggiare canali non tracciati.

Scenari pratici e punti di attenzione per i catanesi

Dati e testo di legge suggeriscono alcuni scenari possibili:

  • approvazione della pdl nella forma attuale: fine della macellazione nazionale e necessità di adeguamento immediato per macellerie e ristoranti, con rischi occupazionali e culturali;
  • approvazione con deroghe o misure transitorie: riconoscimenti per pratiche tradizionali locali, sostegni economici per la riconversione o per la tracciabilità;
  • bocciatura o rallentamento dell'iter: continuità dell'attività ma con pressione pubblica e mediatica crescente.

Per i catanesi che vogliono agire in modo informato: monitorare l'iter in commissione Ambiente al Senato, verificare gli emendamenti proposti, e rivolgersi agli enti locali e ai rappresentanti politici per chiedere tutele per botteghe storiche e per la sicurezza alimentare. Contestualmente, è utile che operatori e associazioni locali preparino piani di riconversione o alternative di filiera per ridurre vulnerabilità economiche.

Questioni aperte e parametri da valutare

Per un giudizio equilibrato servono ulteriori elementi: impatto occupazionale locale quantificato, analisi economica della filiera catanese, livello reale di produzione e commercio nella provincia, costi di implementazione del registro anagrafico e dei controlli. Anche le raccomandazioni scientifiche dell'EFSA e le investigazioni sulle pratiche di macellazione documentate da Animal Equality devono essere valutate nel quadro della tutela della salute pubblica e della legalità.

La discussione in corso mescola sensibilità etiche, interessi economici e identità culturali. Per i cittadini di Catania, la posta è concreta: preservare tradizioni o adattarsi a nuove regole, tutelando al tempo stesso lavoro e sicurezza. Il passo successivo è politico e amministrativo: seguire l'iter, richiedere trasparenza sulle ricadute e partecipare al dibattito con dati e proposte pratiche.

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