Erice: il borgo dove Venere ancora sussurra tra i vicoli medievali
Erice, perla trapanese su Monte San Giuliano, mescola tempio fenicio di Astarte a misteri pasquali e genovesi di mandorle. Storie di colombe sacre e cortei barocchi nel vento eterno.
Venere Ericina e le mura ciclopiche
Arrivando a Erice con la funivia che sale dal porto di Trapani, il borgo si materializza come un miraggio medievale, arroccato a 750 metri con vicoli acciottolati che sfidano il vento libeccio. Qui, il Castello di Venere non è solo una fortezza normanna del XII secolo, ma sovrasta le rovine del tempio fenicio di Astarte – dea della fecondità adorata con riti che i Greci mutarono in Afrodite e i Romani in Venere. Colombe bianche, sacre alla divinità, volteggiavano libere durante le nove notti di festa augustea, guidate da una dalle penne rosse simbolo della dea stessa. Quelle mura ciclopiche elimo del VII secolo a.C., alte e possenti, racchiudono ancora l'energia di quei culti, con grotte vicine che echeggiano prostrazioni antiche mentre il panorama sulle Egadi ipnotizza.
È quel vento costante, che modella i cipressi e porta salsedine, a rendere Erice viva, come se la dea sussurrasse segreti ai viandanti moderni.balarm
Misteri del Venerdì Santo nei vicoli
Il Venerdì Santo trasforma Erice in un teatro sacro: i Misteri, gruppi lignei barocchi del Seicento alti quattro metri, sfilano in processione seguendo l'itinerario del '500, portati a spalla su "forcine" senza cavalletti, illuminati sobriamente tra bande e confrati del Purgatorio. Dalla Chiesa Madre, eretta da Federico III d'Aragona nel XIV secolo con stucchi barocchi e navate ornate, partono questi simulacri della Passione, fermandosi in soste silenziose che gelano l'anima. Sant'Alberto degli Abati, scolpito da Nicolò Travaglia, veglia dalla piazzetta, mentre la torre campanaria – punica ricostruita gotico-chiaramontana – suona rintocchi che rimbalzano sulle mura spagnole del Balio.
Questa devozione non è mera liturgia: è il cuore pulsante di un borgo che resiste al tempo, con incappucciati che tramandano gesti secolari.italia
Quartieri spagnoli e genovesi conventuali
Tra il Quartiere Spagnolo e Porta Trapani, Erice nasconde tesori domestici: la Torretta Pepoli ottocentesca con museo multimediale, il Museo Cordici con tele rinascimentali, e pasticcerie dove Maria Grammatico rivive con genovesi – frolle croccanti di crema e pasta di mandorle, eredità conventuale del '700. Quelle suore, recluse tra mura, inventarono dolci che oggi profumano vicoli come via Vittorio Emanuele, fiancheggiata da chiese come San Martino normanna o Rosata di San Giuliano. È un barocco raccolto, non gridato, che si assapora con un caffè bollente contro il fresco montano.
Ogni morso è un capitolo di storia monacale, dolce come la pace che avvolge Erice al calar del sole.hoteltrapaniparcodegliaromi
Folklore vivo tra vento e mare
Erice non è museo: gruppi folk locali danzano tarantelle e contradanze normanne durante sagre estive, mentre il Duomo – Madrice gotica – ospita concerti polifonici. Da qui, lo sguardo spazia su Trapani e saline, legando il monte al mare in un abbraccio eterno. Nel borgo, la colombaia antica rammenta feste anagogiche, e oggi i turisti – o pellegrini moderni – cercano lo stesso incanto fenicio.