Golfo di Palermo: mare, memoria e mestieri di un porto antico

Tra il profilo roccioso di Capo Zafferano e il monte Pellegrino, il golfo di Palermo racconta una storia millenaria di porto, pesca e agrumi, dove passato e presente convivono.

20 febbraio 2026 21:00
Golfo di Palermo: mare, memoria e mestieri di un porto antico - Foto: Bjs/Wikipedia
Foto: Bjs/Wikipedia
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Arrivare sul lungomare di Palermo e voltarsi verso il golfo è come aprire un libro di geografia e di memorie insieme: un’insenatura che prende il nome dalla città e che si allunga pigra tra promontori di pietra. A nord il massiccio del Monte Pellegrino segna la separazione dalla baia di Mondello; a sud‑est la costa si fa più alta e rocciosa, culminando nel profilo severo di Capo Zafferano. In questo primo sguardo si racchiude l'incidente scatenante della nostra storia: la scoperta di un luogo in cui natura e insediamento umano si sono reciprocamente plasmati.

La memoria degli antichi

Scavando nelle pieghe del territorio emergono tracce di presenze antiche: sulle pendici del Monte Pellegrino si conservano segni di vita già nel Paleolitico, quando gli uomini cercavano rifugio nelle caverne. È qui, però, che la svolta avviene con l'arrivo dei Fenici: il golfo diventa snodo portuale e, nel 734 a.C., nasce la città di Palermo. Da allora le coste del golfo hanno visto succedersi Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini e Spagnoli — una sovrapposizione di culture che ha lasciato sul territorio strati di lingue, commerci e tecniche costiere.

Il cuore che batte: il porto e il mare di oggi

Al centro del golfo pulsa il Porto di Palermo, presentato come uno dei maggiori del Mar Mediterraneo: un nodo di collegamenti quotidiani con Tunisi, Cagliari, Isola di Ustica e tante altre destinazioni, tappa anche di navi da crociera. Nel contrasto tra l'ampiezza del porto e la dimensione dei borghi costieri si gioca il climax di questa narrazione. Da una parte il mercato ittico cittadino, orientato alle aste e alle esportazioni; dall'altra la pesca artigianale che mantiene nel piccolo borgo di Aspra la pratica tradizionale, specializzata nel pesce azzurro.

Il fiume Oreto, che sfocia nel golfo, è un elemento geografico e simbolico: collega l'entroterra alla città e al mare, ricordando che l’economia locale si regge su correnti naturali e infrastrutture portuali.

Terra e frutti: agrumi e clima

Le coste del golfo non sono solo porto e pescatori: là dove la terra incontra il mare si coltivano agrumi — limoni e i caratteristici mandarini tardivi — grazie al microclima favorito dalla corrente calda del Mar Tirreno. Questa combinazione di suolo, esposizione e influenze marine ha reso le fasce costiere luoghi ideali per una agricoltura di qualità, che convive con le altre economie locali.

Equilibri e tensioni

Al culmine della storia del golfo emergono tensioni non dettate da conflitti drammatici, ma da coabitazioni complesse: porto commerciale e mercato globale, pesca tradizionale e aste industriali, turismo di passaggio e comunità di pescatori. I comuni dell'area metropolitana — tra cui Ficarazzi e Bagheria — portano sul bordo del mare esigenze diverse, ricordando che la gestione del golfo è contemporaneamente una questione economica, culturale e ambientale.

Nel raccontare il golfo di Palermo non si può prescindere dall'etica del raccontare: restituire i fatti con accuratezza, riconoscere le eredità storiche e non mitizzare il presente. Le vicende del golfo sono fatte di continuità più che di rotture brusche; è una storia lunga, stratificata, in cui ogni epoca ha aggiunto un pezzo al paesaggio umano e naturale.

Guardando il mare dal bordo del porto o dalle banchine dei piccoli borghi, si ha la certezza che il golfo è ancora oggi un luogo di incontri: tra uomini e merci, tra stagioni di pesca e mercati, tra agrumi che maturano al sole e navi che lasciano il porto. Questa è la risoluzione narrativa: il golfo di Palermo rimane un paesaggio in movimento, dove il passato guida la memoria collettiva e il presente impone la ricerca di un equilibrio sostenibile tra produzione, lavoro e tutela del territorio.

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