Il castello di Mussomeli e i carusi dello zolfo: anime di pietra nella provincia nissena

Mussomeli domina con castello chiaramontano, miniere di zolfo evocano carusi e Amaro Averna. Storie di borghi come Sutera tra fede araba e paesaggi gessosi.

17 febbraio 2026 18:00
Il castello di Mussomeli e i carusi dello zolfo: anime di pietra nella provincia nissena - Foto: Clemensfranz/Wikipedia
Foto: Clemensfranz/Wikipedia
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Un maniero che sfida il cielo

Perdere tempo a Mussomeli significa arrampicarsi su una roccia che sembra bucare le nuvole, dove il Castello Manfredonico del XIV secolo si erge come un pugno chiuso contro il tempo. Costruito da Manfredi Chiaramonte tra 1364 e 1367, questo maniero non è solo pietra: è un labirinto di sale gotiche, prigioni e cisterne che raccoglievano pioggia per resistere agli assedi. Immaginate i baroni che da lassù scrutavano la valle del Platani, con vicoli medievali che si snodano ai piedi come vene di un corpo antico. Di fronte al santuario della Madonna dei Miracoli, un pannello ceramico gigante di Pino Petruzzella ripercorre la storia del borgo, mentre tele rinascimentali come quella di Pietro D'Asaro sussurrano di miracoli e crocifissi che cambiano espressione a seconda da dove li guardi.sicilymag

Quel castello non è isolato: è il cuore di una terra dove la roccia gialla di gesso dà forma a palazzi tardo-barocchi come il Palazzo Minneci, con balconi intagliati che raccontano di nobili e contadini intrecciati dalla storia.sicilymag

Miniere che odorano di inferno

Scendendo verso le colline della provincia, l'aria si fa pesante di ricordi zolfiferi: Caltanissetta ne contava centinaia nell'Ottocento, con gallerie che si spingevano chilometri sotto terra, dove i carusi – bambini strappati all'infanzia – sudavano 16 ore al giorno per estrarre l'"oro del diavolo". A Gessolungo o San Cataldo, quei budelli oscuri si intrecciavano a grotte preistoriche, e la Chiesa spesso li ripudiava come "terra maledetta", eppure i minatori pregavano con medaglie di San Michele appese al collo. L'ascesa e il declino dello zolfo lasciarono cimiteri di carusi e impianti fantasma, oggi percorsi a piedi o in bici che mescolano arte rupestre a folklore, con l'Amaro Averna nato proprio qui da ricette monastiche come antidoto al calore infernale.unictmagazine.unict

Quei paesaggi bucati dal lavoro umano si fondono con maccalube che eruttano fango, un reminder che la provincia pulsa ancora di quel sudore dimenticato.comuni-italiani

Sutera e le moschee sepolte

A Sutera, borgo sul promontorio che domina il Platani, la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta sovrasta una moschea araba dell'875, con nicchie di gesso e portale rinascimentale del 1370 eretto dai Chiaramonte. È un palinsesto di strati: sotto la facciata barocca, elementi islamici sporgono come fantasmi, mentre il fonte battesimale del 1495 testimonia transizioni tra dominazioni. I vicoli gessosi portano al Pizzo di San Marco, con "figureddi" rupestri e carcara scavate per culti antichi, dove natura e fede si fondono in un abbraccio aspro. Qui il tempo rallenta, tra passeggiate che svelano tesori dimenticati e panorami che fanno sentire piccoli.visitsicily

Questi borghi non sono reliquie: vivono di sagre dove pani votivi e maccu di fave rivivono riti arabi-normanni.provincia

Fede e sapori che legano la terra

Nella provincia, monumenti come l'Abbazia di Santo Spirito – fortezza normanna tramutata in chiesa – o la Chiesa di Sant'Agata al Collegio pulsano di affreschi fiamminghi e statue barocche, eco di un crocevia di culture dal VII secolo a.C. Le tradizioni si assaporano nei mercati con stigliola e ravioli fritti, o nel cimitero di Piano della Fiera, necropoli preistorica fino al VI secolo a.C. È una terra dove castelli, miniere e borghi sussurrano di resilienza, un invito a camminare tra le pieghe della storia nissena.viaggioinsicilia

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