Il palazzo razionalista catanese che sorse sulle ceneri di un convento fantasma
A Catania, tra piazza Stesicoro e l’Anfiteatro Romano, questo edificio anni ’30 nasconde un passato conventuale e storie di demolizioni fasciste. Cosa cela la sua facciata severa?
Nascita dal fascismo e da un convento sepolto
Nel 1927 arriva l’ordine di demolire il convento dei Padri Cappuccini e la Chiesa di Santa Maria della Speranza, insediati lì dal 1622, per far posto a un simbolo del regime: il Palazzo della Borsa, inaugurato il 29 ottobre 1933 dall’architetto Vincenzo Patanè con collaborazione di Giovanni Aiello. Non è barocco etneo, ma razionalismo pulito: linee squadrate, volumi geometrici, un linguaggio moderno che rompe col passato per celebrare l’economia corporativa voluta da Mussolini. La posizione è strategica, tra via Sant’Euplio e via Cappuccini, di fronte ai resti romani, quasi a sancire il passaggio dall’antico al “nuovo ordine”.tripadvisor
Facciata austera con sculture che parlano
La facciata ovest su piazza della Borsa impressiona con la sua semplicità imponente: tre piani scanditi da lesene, finestre ritmate e, sopra il portale, due tondi e un mascherone marmoreo scolpiti da Tino Perrotta, che evocano volti antichi in chiave moderna. Interni minimali, con sale per riunioni e uffici che oggi ospitano la Camera di Commercio, ma originariamente pensati per il Consiglio provinciale dell’economia corporativa. Nessun orpello: è l’architettura del Ventennio, che a Catania si affianca al liberty e al barocco senza snaturarli, creando un collage temporale unico.cataniablog
Da borsa valori a set cinematografico
Negli anni ’30 pulsa di affari: commercianti, industriali e funzionari fascisti si incontrano qui per trattare grano, arance e seta, mentre fuori romba il tram verso il porto. Col dopoguerra diventa sede stabile della Camera di Commercio, testimone di boom economico e crisi, fino a ospitare location di film come “L’uomo di vetro” nel 2007, dove le sue sale severe fanno da sfondo a intrighi noir. Turisti lo notano passando da Stesicoro, incuriositi dal contrasto con l’Anfiteatro sotterraneo a due passi.cineprospettive
Oggi, crocevia tra antico e moderno
Adesso è fulcro amministrativo: convegni, fiere e uffici della CCIAA, con vista sull’Anfiteatro Romano che ricorda le radici gladiatorie del sito. Restauri recenti hanno pulito il marmo e aggiunto insegne LED, ma l’aria fascista resta, tra il caos di bus e pedoni. Catania lo vive quotidiano, ignaro che sotto c’era un convento sepolto, simbolo di come la città si reinventa layer dopo layer.ventenniooggi
Un edificio da riscoprire oltre il cemento
Appassionati di architettura razionalista lo fotografano per guide alternative, sognando visite interne o mostre sulle demolizioni del regime. Nel mosaico catanese – barocco, romano, novecentista – questo palazzo è il tassello “duro”, che sfida il tempo senza fronzoli, in attesa di raccontare i suoi segreti a chi alza lo sguardo.catania.italiani