Il teatro sotterrato che Catania ha dimenticato (e che continua a vivere sotto case e vicoli)

Nel cuore di Catania un teatro greco‑romano sopravvive sotto palazzi, vicoli e case: da Alcibiade agli scavi del Novecento, la storia del monumento che la città ha cercato di cancellare.

11 febbraio 2026 21:00
Il teatro sotterrato che Catania ha dimenticato (e che continua a vivere sotto case e vicoli) - Foto: Luca Aless/Wikipedia
Foto: Luca Aless/Wikipedia
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Dal discorso di Alcibiade al teatro romano

Nel 415 a.C. le fonti raccontano Alcibiade che parla ai Katanaioi in un teatro, per convincerli ad allearsi con Atene contro Siracusa: per secoli non si è capito dove fosse, finché i blocchi in arenaria con lettere greche e la sigla KAT (Katane) hanno fatto pensare che quel teatro fosse proprio qui, alla base della collina di Montevergine. Le indagini archeologiche hanno rivelato fasi molto antiche: un primo edificio teatrale rettangolare in pietra arenaria tra V e IV secolo a.C., di impianto ellenistico, poi restaurato nel I secolo d.C. dopo la trasformazione di Catania in colonia romana sotto Augusto.parchiarcheologici.regione

Il passaggio a teatro romano è segnato da un rifacimento profondo: cortina perimetrale ricostruita in parte con conci di lava, aggiunta della scena in muratura e delle prime gradinate in pietra, aggancio più stretto alla nuova identità urbana della città imperializzata. Nel II secolo, forse con finanziamenti di Adriano, l’edificio viene monumentalizzato: assume pianta emiciclica, si ampliano scena e proscenio, si costruiscono le due grandi torri laterali con scale interne che portano ai diversi livelli della cavea e si arricchisce tutto di marmi, statue e fregi.visitsicily

Marmi, statue e spettacoli (anche d’acqua)

La struttura che oggi si legge appartiene alle grandi costruzioni antonine: una cavea di circa 98 metri di diametro, con 21 ordini di sedili divisi in ima, media e summa cavea, separati da due praecinctiones e tagliati verticalmente in nove cunei con otto scalette nere in pietra lavica. L’orchestra, larga circa 22 metri, era rivestita in opus sectile con un disegno raffinato di cerchi inscritti in quadrati, rifatta più volte fino a un restauro tardo, un po’ grossolano, nel IV secolo d.C., quando la struttura aveva già subito trasformazioni funzionali.italia

Gli ambienti scenici erano un catalogo di lusso: colonnati in marmo, bassorilievi, gruppi statuari come la Leda col cigno, copia romana di un originale del IV secolo a.C. attribuito a Timotheos, tazze marmoree figurate e persino lastre con delfini usate come elementi di segnalazione per le zone d’onore. Molti di questi pezzi vennero smontati e riutilizzati nel Medioevo, soprattutto nella cattedrale normanna di Sant’Agata, dove ancora si riconoscono colonne, capitelli e frammenti provenienti dal teatro.mondosicilia

In età avanzata, fra V e VI secolo, il teatro viene adattato anche a spettacoli acquatici: l’area dell’orchestra viene frequente­mente allagata da una polla sorgiva, a lungo interpretata come ramo dell’Amenano, sfruttata per giochi d’acqua e messe in scena particolari. Non è un caso isolato: altri teatri dell’impero vengono adattati nello stesso periodo, quando la tradizione drammatica declina e subentrano forme spettacolari ibride, a metà fra circo, acqua e performance.academia

Dal Medioevo alle case sopra la cavea

Tra VI e VII secolo il teatro viene progressivamente abbandonato come luogo di spettacolo e inglobato nel tessuto urbano: al suo interno nascono abitazioni, botteghe e persino una macelleria bovina collocata proprio nell’antica orchestra. Nel Cinquecento piccole strade tagliano il monumento da parte a parte, e gli archi degli ambulacri diventano sostegni o cavedi per nuove costruzioni; cartografi del XVI e XVII secolo continuano però a registrare dall’esterno l’emiciclo dell’ultimo ambulacro, segno che la forma del teatro era ancora leggibile nella massa di edifici.gruppoweekend.altervista

Il terremoto del 1693 abbatte molte delle case costruite sulla cavea, le cui macerie vengono riutilizzate come fondazione per nuovi palazzi barocchi che si appoggiano alle strutture antiche. Nel Settecento si apre la via Grotte, un asse sud‑nord con arcate ancora visibili sopra l’orchestra, che mette in collegamento l’allora corso principale (oggi via Vittorio Emanuele) con lo spazio retrostante il teatro: una vera strada ricavata dentro il monumento, con piazzette e vicoli che ne seguono la curva.virtualplus.regione

Scavi, demolizioni e l’idea di conservare anche il “dopo”

Sul finire dell’Ottocento il barone Sigona di Villermosa fa demolire l’ultimo fornice dell’Odeon per ampliare il suo palazzo: lo scandalo spinge Paolo Orsi e la Soprintendenza ad avviare una campagna dura di espropri e sgombero, che tuttavia procede a fasi alterne per decenni. Gli scavi fra 1884 e 1920 portano alla luce il muro in arenaria interpretato come parte del teatro greco e blocchi con la sigla KAT, mentre negli anni Cinquanta, sotto la direzione di Guido Libertini, viene liberata gran parte della cavea a est e recuperata una grande quantità di marmi decorativi, accatastati lungo il corridoio nord.cultura

Dopo una pausa di vent’anni, dagli anni Ottanta una nuova stagione di ricerche si concentra sul settore orientale, sull’orchestra e sulle strutture più antiche, restituendo fra l’altro un frammento di testa di Marco Aurelio poi ricomposto con un secondo pezzo rinvenuto nei 2000. Con le campagne dirette da Maria Grazia Branciforti a partire dalla fine degli anni Novanta cambia anche la filosofia d’intervento: non più solo “liberare” il teatro abbattendo tutto il costruito successivo, ma conservare alcune case significative – Casa Pandolfo, Casa Libérti, Casa dell’Androne, Casa del Terremoto – trasformandole in Antiquarium e in spazi espositivi per raccontare la lunga vita del sito dopo la fine degli spettacoli antichi.wikipedia

Case‑capsula, Odeon e santuario nascosto

Fra le abitazioni inglobate nella sommità della cavea, la cosiddetta Casa del Terremoto è una rara “capsula del tempo”: il corredo domestico è stato trovato sigillato dalle macerie del 1693, poi riusate come base per una casa settecentesca, offrendo una fotografia improvvisa della vita al momento del sisma. Casa Pandolfo (settecentesca) e Casa Libérti (costruita nel XIX secolo su strutture del Cinquecento) ospitano oggi l’Antiquarium regionale del Teatro Romano, con materiali che vanno dalle fasi greche alle trasformazioni moderne.parchiarcheologici.regione

Sul lato ovest, a quota leggermente superiore, sorge l’Odeon, un teatro minore di età romana con capienza di circa 1500 spettatori, usato per gare musicali e poetiche e forse come luogo di prova per gli spettacoli del teatro maggiore. A nord‑est, nelle stanze della Casa dell’Androne, gli scavi hanno messo in luce il temenos, il recinto sacro di un tempio legato al complesso teatrale, probabilmente collegato al culto di Demetra e Kore, in relazione anche con la stipe votiva di piazza San Francesco d’Assisi.lasiciliainrete

Oggi il teatro greco‑romano è quasi interamente visitabile, con percorsi che attraversano cavea, ambulacri e ambienti misti antichi‑moderni, mentre alcune aree restano chiuse per restauri e per gli approfondimenti sulle porzioni più arcaiche e sulla sorprendente sequenza stratigrafica neolitica ed eneolitica portata alla luce sul lato nord. Dopo l’uso come sede di spettacoli estivi nel secondo Novecento – sostituito poi dall’anfiteatro alle Ciminiere – il sito è oggi al centro del Parco archeologico greco‑romano di Catania, nodo chiave per capire come, sotto le pietre barocche, la città continui a poggiare su un palcoscenico antico che non ha mai smesso di riemergere.pti.regione

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