La casa di Vincenzo Bellini: dal nido di un genio al museo multimediale di Catania

La trasformazione della casa natale di Bellini in museo racconta una storia di passione civica, lunghe battaglie organizzative e oggi di tecnologia: un percorso in quattro atti che restituisce il compositore alla sua città.

20 febbraio 2026 15:00
La casa di Vincenzo Bellini: dal nido di un genio al museo multimediale di Catania - Foto: G.dallorto/Wikipedia
Foto: G.dallorto/Wikipedia
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Nella piazza San Francesco di Catania, di fronte all'omonima chiesa, si apre un ingresso che conduce non solo a un palazzo nobiliare, ma alla casa natale di Vincenzo Bellini. È qui, nel Palazzo Gravina Cruyllas, che il compositore nacque il 3 novembre 1801 e trascorse i primi sedici anni di vita: un luogo piccolo nelle dimensioni ma enorme nella risonanza culturale.

Il primo atto della trasformazione da abitazione privata a istituzione pubblica comincia oltre un secolo dopo la nascita del musicista. Nel 1919 il Real Circolo Bellini di Catania promosse un comitato per raccogliere fondi, un'iniziativa che si saldò con una sottoscrizione lanciata dalla Tribuna di Roma. Tra i sottoscrittori si leggono nomi che parlano del potere dell'epoca: il Re, Mussolini e molte altre personalità della cultura e della politica. Con il Decreto del 23 novembre 1923 la casa fu dichiarata Monumento Nazionale, ma le difficoltà burocratiche e operative prolungarono l'attesa.

Fu l'interessamento di Antonino Grimaldi e l'incarico affidato a Benedetto Condorelli a rompere l'impasse, e il progetto mosse verso la realizzazione. Il museo venne infine inaugurato il 5 maggio 1930, in una cerimonia alla quale presenziò Vittorio Emanuele III. Quel giorno non si celebrò soltanto il luogo fisico della nascita di un artista: si sancì la volontà collettiva di conservare una memoria culturale, inserendo la dimora di Bellini nel tessuto civico della città.

Il Palazzo che ospita la casa natale non è un guscio qualsiasi: edificato sulle rovine dell'antico Odéon e del Teatro Greco, il complesso custodisce stratificazioni di storia architettonica e culturale che dialogano con la figura del compositore. La casa stessa, un appartamento di appena cinque stanze, fu riempita con cimeli, spartiti e oggetti che restituiscono il frammento di una vita e di un tempo.

Negli anni il museo ha conosciuto custodi eccellenti: dal 1950 al 1968 la direzione fu affidata a Francesco Pastura, studioso che firmò la monografia "Bellini secondo la storia" (Guanda, 1959) e contribuì a collocare il compositore in una narrazione critica più ampia. Le sue ricerche hanno aiutato a trasformare il museo da reliquia locale a luogo di studio e riferimento per la musicologia.

Il secondo tempo della storia museale si è giocato recentemente con la tecnologia. Il 23 marzo 2023 ha aperto i battenti il Museo Multimediale Vincenzo Bellini, uno spazio virtuale e immersivo che rilancia la casa natale verso le nuove concezioni di allestimento. Il percorso, intitolato Una vita in quattro atti, accompagna il visitatore attraverso le tappe esistenziali e artistiche del compositore: dalla giovinezza catanese agli studi a Napoli, dalle capitali musicali come Milano, Venezia, Londra e Parigi, fino al ritorno in Sicilia del 1832. Questo rinnovamento rappresenta il punto più alto della trasformazione: la commistione di storia materiale e narrazione digitale amplifica il senso di presenza.

Il percorso e gli oggetti: stanze che raccontano

Il museo, pur nelle dimensioni contenute — tre stanze e due piccoli vani — organizza una narrazione cronologica e densa di dettagli. L'appartamento conserva oggetti di vita quotidiana, documenti e spartiti originali che offrono un racconto frammentato ma suggestivo della famiglia e dell'artista.

  • Sala d'ingresso: accoglie l'Apoteosi del Bellini di Michele Rapisardi e modelli scenografici che rievocano le dieci opere composte dal musicista, segnando il tono del percorso.
  • Sala A: custodisce stampe di una Catania antica, le delibere cittadine che attestano i riconoscimenti al musicista, la scultura di Salvatore Grimaldi e il clavicembalo del cugino Vincenzo, piccoli indizi di una rete familiare e locale.
  • Sala B: concentra i ritratti e gli oggetti personali — tra cui orologi, posate, calamai, fazzoletti e una miniatura della cantante Maria Malibran —, documenti sulla morte a Puteaux e una maschera di cera con il calco del volto di Bellini. Qui si trova anche il busto del musicista di Jean-Pierre Dantan.
  • Sala C: è il pannello cronologico: periodi catanese, napoletano, milanese, il soggiorno palermitano del 1832, la tappa londinese del 1833 e i tre anni parigini (1833-1835). Tra gli strumenti vi sono la spinetta del nonno Vincenzo Tobia e il pianoforte verticale del fratello.
  • Sala D: custodisce i manoscritti autografi e un pianoforte a tavolino, cuore materiale del processo creativo di Bellini.
  • Sala E: raccoglie gli oggetti legati alla traslazione della salma da Parigi a Catania nel 1876, con fotografie e riproduzioni della cerimonia che trasformarono il rito funebre in atto di memoria collettiva.

Accanto alle stanze principali, il museo conserva altri reperti di rilievo: il fortepiano appartenuto al musicista, lettere di figure come Giuditta Pasta, Giuditta Turina e Giovanni Pacini, e partiture storiche come quella de La sonnambula. Non manca una ricca raccolta di autografi belliniani, con numerosi abbozzi che mostrano il lavoro compositivo ancora in fieri.

La storia di questo museo è quindi fatta di passaggi: dal ritaglio domestico di una dimora di città alla costruzione di una collezione, dalle battaglie burocratiche ai rinnovamenti museografici contemporanei. Oggi la casa natale di Bellini è al tempo stesso custode di reliquie e piattaforma di esperienza: un luogo dove la memoria storica e le tecnologie immersive si intrecciano per restituire al visitatore la complessità di una vita artistica breve ma intensissima.

Visitare il Museo Civico Vincenzo Bellini significa entrare in un racconto che unisce oggetti, documenti e scenari multimediali per rendere palpabile la figura del compositore. È un invito a riconnettere la musica alla città di appartenenza, a leggere nelle stanze e negli strumenti i segni di una storia che continua a parlare: tra le pareti del Palazzo Gravina Cruyllas, la memoria di Bellini resta viva e pronta a sorprendere chi vuole ascoltarla.

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