La straordinaria fontana al centro della Sicilia dove l’acqua diventa teatro di paese

A Leonforte, nel cuore di Enna, la Granfonte con 24 cannoli barocchi scandisce la vita del paese tra devozione, chiacchiere d’acqua e colline dorate.

24 febbraio 2026 15:00
La straordinaria fontana al centro della Sicilia dove l’acqua diventa teatro di paese - Foto: Francesco Mng/Wikipedia
Foto: Francesco Mng/Wikipedia
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Un muro d’acqua nel cuore degli Erei

Arrivando a Leonforte, la Granfonte ti sorprende all’improvviso: un lungo muro barocco di pietra dorata, scandito da archi e finestre, che sembra una quinta teatrale appoggiata sulle colline ennesi. È la “vintiquattro cannola”, la fontana voluta nel Seicento dal principe Nicolò Branciforti sopra una più antica fonte araba, la “Fonte di Tavi”, per dare un volto monumentale all’acqua che già da secoli dissetava uomini e animali. Le sue ventiquattro cannelle di bronzo buttano acqua fresca ininterrottamente, tranne il Venerdì Santo, quando il getto si ferma in segno di lutto e il silenzio dell’acqua diventa un gesto di fede che tutta la comunità conosce a memoria.

L’architettura come abbraccio alla comunità

Guardandola da vicino, la Granfonte non è solo una fontana: è un piccolo palazzo d’acqua. La muratura in blocchi di arenaria, calda e dorata, disegna una facciata simmetrica lunga circa 24 metri, con una teoria di archi a tutto sesto, cornici, nicchie e un frontone che mostra lo stemma dei Branciforti come firma nobiliare sul paesaggio. Attraverso le aperture si intravede la valle, quasi fosse una loggia affacciata sulle colline, e il lungo abbeveratoio rettangolare raccoglie l’acqua che una volta serviva a mandrie, muli e lavandaie. Qui ci si veniva per riempire le conche, per frescheggiare d’estate, per raccontarsi la giornata: la Granfonte era ed è una piazza liquida, un luogo di ritrovo dove il rumore dell’acqua copre i segreti e accompagna le chiacchiere.

Il suono dell’acqua come identità

Gli abitanti di Leonforte dicono che quel gorgoglio continuo sia una specie di colonna sonora del paese. Per generazioni, il getto delle cannelle ha regolato la vita quotidiana: donne che lavavano i panni, pastori che abbeveravano le greggi, bambini che giocavano sul bordo della vasca, anziani appoggiati ai muretti a parlare di raccolti e politica. In passato, l’acqua della Granfonte alimentava anche altre fontane, perfino l’Orto Botanico, creando una piccola rete idrica che oggi sopravvive nella memoria più che nelle tubature. Eppure, ancora oggi, la gente viene con le bottiglie a prendere l’acqua di sorgente, come se quel gesto ripetuto tenesse insieme le generazioni.​

Tra devozione, feste e colline ennesi

Intorno alla Granfonte ruotano anche riti e festività: durante la Settimana Santa, quando le cannelle tacciono, la processione passa davanti alla vasca e il riflesso delle fiaccole raddoppia le statue sull’acqua ferma. In altri periodi dell’anno, la fontana diventa sfondo naturale per spettacoli, concerti, raduni folkloristici del gruppo “Granfonte”, che porta in giro canti e danze della tradizione ennese. E mentre la vita scorre, dalle feritoie della struttura si continuano a intravedere i campi a terrazze, le colline bruciate dal grano maturo, i casali sparsi: un paesaggio che entra nel monumento e lo completa, ricordando che qui l’acqua non è solo servizio, ma racconto continuo di un paese che resiste al tempo.

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