Nuova linea Palermo‑Catania‑Messina in ritardo: acqua, manodopera e incertezze bloccano i cantieri
Lavori 2023‑2029 rallentati: problemi idrici, carenza di operai, commissari rimossi e ritardi su più lotti minacciano scadenze e occupazione.
La nuova linea ferroviaria Palermo‑Catania‑Messina, avviata nel 2023 con termine previsto nel 2029, è in ritardo e rischia di non rispettare le scadenze. L'opera, che promette di collegare gli estremi della Sicilia in due ore anziché tre, è divisa in oltre otto lotti e presenta criticità tecniche, logistiche e occupazionali che si sommano a tensioni amministrative.
Una parte significativa dei ritardi è riconducibile a mancanza di acqua per gli scavi meccanizzati, carenza di manodopera specializzata e a cambi di commissariato decisi dal ministro delle Infrastrutture. «Nessuno si aspettava delle risorse per la rete ferroviaria siciliana. E, quando sono venute fuori, si è proceduto senza alcuna visione su specificità e necessità territoriali», riassume Giovanni Pistorio, segretario Fillea Cgil Sicilia, bollando come un'«ubriacatura comune da fondi Pnrr» gli effetti sulla programmazione.
Palermo: cantieri fermi per la scarsità d'acqua
Nel Palermitano ricadono i lotti 1‑2 (da Fiumetorto a Lercara) e il lotto 3 (fino a Caltanissetta Xirbi), con l'apertura di quattro stazioni nuove o ammodernate e oltre metà del tracciato in galleria. Gli scavi richiedono 9 macchine TBM che consumano 6 litri d'acqua al secondo ciascuna, pari al fabbisogno di un paese di circa 2.400 abitanti per macchina. Webuild cita in documento la necessità di «efficientamento dei consumi idrici» e di «raccolta e riuso delle acque meteoriche», ma i dettagli operativi non sono ancora chiariti.
Secondo Piero Ceraulo (Fillea Cgil Palermo), «su 600 operai previsti ce ne sono circa 25». Si valuta un progetto che preveda un tunnel sotterraneo per convogliare acqua da Termini Imerese a Marianopoli, ma «Webuild dice di aver chiesto a Rfi. Senza risposte su cosa fare e come muoversi». La scarsità di personale e il mancato approvvigionamento idrico mettono a rischio tempi di scavo, completamento dei lotti e la tenuta occupazionale locale.
Centro‑Sicilia: Caltanissetta, Enna e i lotti con ritardi diversi
Il centro dell'Isola comprende tre lotti con situazioni eterogenee. Il lotto 4a (Caltanissetta Xirbi–Enna) è previsto entro il 2027, ma delle cinque TBM previste «al momento solo una è montata e un'altra parcheggiata», segnala Salvo Carnevale, segretario Fillea Cgil Enna. La difficoltà nel reperire manodopera specializzata ha portato a piani di formazione interna: «Ci sono circa 80 operai, che a breve dovrebbero raddoppiare».
Il lotto 4b (Enna–Dittaino), quasi interamente in gallerie e viadotti, impiega oltre 400 operai ma lo scavo è avanzato di circa 1 chilometro; la consegna entro l'anno appare comunque improbabile, secondo i sindacati.
Il lotto 5 (Dittaino–Catenanuova), tra i pochi non assegnati a Webuild e con termine previsto nel 2026, è invece quasi fermo: su 23 km non è stato scavato neppure un metro. Circa 100 operai lavorano a opere propedeutiche, mentre l'unico tunnel in attività è quello della ditta Rizzani De Eccher, azienda in difficoltà economica il cui futuro (con ipotesi di concordato in bianco) incide sulla continuità del cantiere e sulla possibilità di dover indire una nuova gara con anni di ritardo.
Catania: un lotto consegnato, altri interventi in corso
L'unico tratto al momento consegnato è il lotto 6 (Catenanuova–Bicocca) nel Catanese: completato e operativo, ma non ancora più veloce rispetto alla precedente tratta. Vincenzo Cubito (Fillea Cgil Catania) segnala problemi di sicurezza nelle fasi iniziali, con circa otto furti di rame che hanno ostacolato il cablaggio notturno, fenomeno poi attenuatosi.
In città sono previsti l'interramento della tratta Catania Acquicella–Bicocca (ottimismo sui tempi entro l'anno) e l'interramento a doppio binario dalla stazione centrale a Catania Acquicella, ancora in fase di progettazione. Quest'ultimo intervento è accompagnato da una discussione aperta sul destino degli archi della marina: i sindacati avvertono il rischio che Palermo e Messina siano collegate senza un'effettiva integrazione della stazione di Catania.
Messina: tracciato montano, scavi proseguono ma mancano le stazioni
Nel Messinese è previsto il raddoppio Fiumefreddo–Letojanni–Giampilieri con termine 2029. È stato completato lo scavo del primo tunnel e si attende la nuova stazione interrata di Taormina su un tracciato perlopiù nuovo in ambiente montano. Il ciclone Harry ha aggravato la gestione logistica lungo la costa.
Secondo Mario Mancini (Fillea Cgil Messina), «i lavori alle stazioni sono indietro, non ancora iniziati», ma il fronte operativo conta circa 1.000 operai e 4 TBM. Un fermo di sei mesi si era registrato per la scoperta di arsenico in uno scavo a Sant'Alessio; d'estate il passaggio dei mezzi sul lungomare tra Roccalumera e Sant'Alessio ha creato tensioni con i residenti. Dopo i danni del ciclone, molte attività sono state svolte di notte e sono stati previsti appositi svincoli per limitare impatti.
Le criticità diffuse — dalla carenza idrica e di manodopera alla fragilità dei contraenti, fino a questioni amministrative sul ruolo dei commissari e di Rfi — fanno emergere rischi concreti per il rispetto dei cronoprogrammi e per la tenuta occupazionale nelle province interessate. Webuild, Rfi e le istituzioni locali sono chiamate a chiarire soluzioni operative e tempistiche per evitare ulteriori slittamenti e conseguenze socio‑economiche sul territorio.