Palazzo Biscari: la rinascita barocca nel cuore di Catania
Dalla devastazione del terremoto del 1693 alla sontuosa inaugurazione del 1763: la storia del più importante palazzo privato di Catania tra artisti, collezioni e visite celebri.
La storia di Palazzo Biscari inizia come una risposta alla catastrofe. Dopo il terribile Terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693, Catania si rimescolò tra macerie e speranze: fu in questo clima che la famiglia Paternò Castello, principi di Biscari, ottenne un permesso eccezionale per costruire sulle Mura di cinta cinquecentesche volute da Carlo V. Quella concessione segna l'incidente scatenante di una trasformazione che avrebbe prodotto uno degli edifici più importanti e riconoscibili del centro storico.
La genesi e i maestri dell'opera
L'ideazione del palazzo si snoda fra più generazioni dei Biscari. Fu Ignazio, III principe, a incaricare l'architetto Alonzo Di Benedetto della prima parte dell'opera; il figlio Vincenzo, salito al titolo nel 1699, promosse la decorazione dei sette grandi finestroni sulla Marina affidandola allo scultore Antonino Amato. Nei decenni successivi, Ignazio Paternò Castello, V principe, ampliò il palazzo verso est con progetti di Girolamo Palazzotto e di Francesco Battaglia, richiamando artisti come Giovanni Battista Piparo per gli affreschi di completamento. L'edificio venne ultimato ed inaugurato con fasto nel 1763, momento culminante che consacrò il palazzo come simbolo di potere e mecenatismo.
Gli interni: festa, musica e collezioni
Varcato il grande portale su via Museo Biscari si apre un cortile che conduce, tramite una scala a tenaglia, agli ambienti che raccontano il gusto e l'ambizione della casata. La decorazione interna è un repertorio di Rococò, affreschi, stucchi e specchi pensati per impressionare e accogliere.
- Salone delle feste (Salone centrale): cuore scenografico dell'edificio, decorato da Matteo Desiderato, Sebastiano Lo Monaco e Luigi Mayer. Il cupolino, destinato all'orchestra, è ornato da un grande affresco che esalta la Gloria della famiglia; la scala che conduce alla cupola viene chiamata dal principe "a fiocco di nuvola".
- Sala dei Feudi e Sala dei ritratti: spazi che trasformano la memoria dei possedimenti e l'albero genealogico in una tela visiva di potere e identità.
- Appartamenti della principessa: ambiente privato voluto da Ignazio V per la moglie Anna Maria Morso e Bonanno, caratterizzato da boiseries intarsiate e pavimenti con lastre di marmo romano.
- Galleria degli Uccelli e Stanza di Don Chisciotte: luoghi che rivelano il gusto collezionistico e le suggestioni culturali della famiglia.
- Museo Biscari: qui, un tempo, era raccolta l'importante collezione archeologica del principe Ignazio Paternò Castello. Dal 1927 parte di quella raccolta trova ora sede al Museo civico al Castello Ursino, ma il palazzo conserva i segni tangibili di quell'originaria vocazione collezionistica.
Echi nella storia: visite celebri e un cameo contemporaneo
Il palazzo non è rimasto confinato alla nostalgia del passato: il 3 maggio 1787 vi fece tappa Johann Wolfgang Goethe durante il suo viaggio in Italia, accolto dal principe dei Biscari. Goethe annotò la visita al museo del palazzo dove furono esposte statue, vasi e reperti, restituendo così al mondo europeo l'immagine di una Catania colta e curiosa. Nei secoli successivi Palazzo Biscari continuò a essere teatro di feste e rappresentazioni di prestigio; nel 2008 la facciata divenne lo sfondo per il videoclip dei Coldplay per "Violet Hill", un piccolo aneddoto che lega il palazzo alla cultura pop contemporanea.
Il palazzo va tuttavia distinto dal vicino Palazzotto Biscari alla Collegiata prospiciente via Etnea: due nomi simili, due luoghi diversi nella topografia e nella memoria della città.
Palazzo Biscari si presenta oggi come un luogo dove la storia dialoga con la città moderna: chi entra percepisce lo sforzo di generazioni che hanno trasformato una concessione post-sismica in un capolavoro di architettura privata. Le sale, gli affreschi e la facciata allegorica – con gruppi che rappresentano Abbondanza, Prosperità, Fertilità e Saggezza – continuano a raccontare la tensione tra potere e bellezza. Visitare il palazzo significa attraversare quella storia di rinascita, mecenatismo e spettacolo che ha contribuito a definire l'identità barocca di Catania.