Parco Uditore: dalla cisterna al giardino urbano cresciuto grazie ai volontari
Una storia di trasformazione urbana: come un'area densa di memorie, cisterne e piani regionali è diventata, dal 2012, un parco di oltre 9 ettari gestito da cittadini, tra donazioni di alberi, gemellaggi e servizi per la comunità.
Nel cuore del quartiere Uditore di Palermo si apre una storia fatta di terra trasformata, memoria e impegno collettivo. Quell'area, nota nel XVIII secolo come fondo Murano e poi fondo Morello, ha visto la città espandersi sopra i suoi confini: la superficie originaria si è ridotta durante la prima metà del Novecento fino a quando, durante la Seconda guerra mondiale, l'AGIP acquistò il terreno e vi collocò grandi cisterne sotterranee per lo stoccaggio del carburante, lontano dal porto.
Dalle stratificazioni del passato all'incidente scatenante
Negli anni più recenti l'area aveva accumulato altre storie: voci e sospetti, come quella che la indicava come possibile dimora di Salvatore Riina, hanno contribuito a un alone di infamia che copriva un luogo già segnato da scelte industriali e urbanistiche. La proprietà, però, è rimasta pubblica: la Regione Siciliana ne è proprietaria e l'area è affidata al Corpo Forestale. In parallelo, la Regione aveva ipotizzato di realizzare un centro direzionale per riunire gli uffici sparsi in città, un progetto che per un tempo ha tenuto il destino dell'area in bilico.
La decisione collettiva e la svolta
L'incidente che ha cambiato tutto fu una volontà popolare. A partire dal 2010 una mobilitazione civica portò a una variante urbanistica per creare un parco: una raccolta firme che ottenne il risultato auspicato. Da lì, nel gennaio 2012, cominciarono i lavori basati sui progetti redatti da laureandi dell'università e supportati dall'energia di una neocostituita associazione di volontari. È il momento in cui la trasformazione passa dalla carta ai pali piantati nel terreno: visite guidate, piantumazioni e il lavoro manuale comune misero insieme competenze e passione.
Il parco venne inaugurato il 15 ottobre 2012: una data che segna il climax della vicenda, il punto in cui l'idea diventa paesaggio. La gestione è da allora totalmente nelle mani dell'associazione, che ha realizzato l'opera in assoluta economia, con una spesa stimata di circa 100.000 euro, e con i lavori effettuati a titolo gratuito dai volontari.
Il racconto della realizzazione non è fatto solo di numeri, ma anche di scelte concrete: oltre 9 ettari di area – che rendono il Parco Uditore il terzo parco cittadino per estensione a Palermo – 1.700 metri di percorsi ciclo-pedonali, 2.000 mq di area giochi per bambini, una palestra all'aperto e 5.000 mq dedicati ai cani. Questi dati misurano la portata della riconquista dello spazio pubblico.
La rinascita ha avuto anche aspetti simbolici: già durante la fase di realizzazione, il 18 febbraio 2012, si consolidò un gemellaggio con lo St. James's Park di Londra, grazie alla collaborazione con l'Istituto di Cultura Italiana a Londra. Un gesto che parlò di scambio culturale e riconoscimento internazionale, in uno spazio nato dal basso.
Vita quotidiana e modelli di sostenibilità
Oggi il parco è uno specchio delle pratiche comunitarie che lo hanno generato. La cooperativa che lo gestisce organizza eventi gratuiti finalizzati alla raccolta fondi per la manutenzione: attività per bambini, percorsi in mountain-bike, mercati biologici e iniziative per giovani e adulti si alternano per sostenere la fruizione senza gravare sul bilancio pubblico. A queste iniziative si affiancano sponsor privati e la generosità di cittadini che, in diverse occasioni, hanno donato centinaia di alberi destinati alle aree arboree.
Il parco non è solo dotazione: è cura e governance condivisa. È anche sorvegliato, con un sistema di videosorveglianza, e dotato di spazi per la meditazione, oltre alle infrastrutture per il gioco e lo sport. Tra gli interventi ancora in corso figurano un sistema di rete wifi ad accesso libero, toilette pubbliche e un playground per basket, pallavolo e bocce: progetti che vogliono completare il servizio ai cittadini.
La trasformazione ha avuto un impatto statistico sulla città: con il parco Uditore Palermo è passata dall'ultimo al quartultimo posto in una graduatoria italiana per verde fruibile, un segnale concreto di come una singola iniziativa possa cambiare indicatori urbani importanti.
Il filo che lega passato e presente è fatto di responsabilità: dalle cisterne AGIP alle firme dei cittadini, dalla proprietà regionale alla gestione dell'associazione, la storia del Parco Uditore è quella di uno spazio che è stato riappropriato, ripensato e custodito. È una narrazione che parla di memoria, di emergenza e di cura, ma soprattutto di come la città possa ricostruire tessuto sociale e ambientale quando cittadini, istituzioni e attori culturali convergono su un progetto comune.
Oggi, camminando lungo i percorsi ciclo-pedonali o assistendo a una festa organizzata per raccogliere fondi, si percepisce ancora l'eco di quei giorni del 2012: l'apertura, il lavoro volontario, le piante donate e la scelta di trasformare un luogo carico di storie in un parco che appartiene alla comunità. Il futuro del parco è tracciato dalla stessa comunità che lo ha fatto nascere: la sua cura rimane una storia in divenire, nutrita dall'impegno quotidiano dei volontari e dalle idee che continuano a germogliare.