Sud in fuga: non più solo giovani e laureati, ora a partire sono anche i nonni

Rapporto Svimez: perdita di capitale umano, emigrazione anticipata degli studenti e crescita degli anziani che vivono al Nord per salute e famiglia.

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 08:44
Sud in fuga: non più solo giovani e laureati, ora a partire sono anche i nonni -
Condividi

Il Mezzogiorno sta cambiando faccia: non è più soltanto la fuga dei cervelli. Secondo il rapporto Svimez "Un Paese, due emigrazioni" (presentato insieme a Save the Children), dalla Sicilia e dal Sud Italia non partono più soltanto i giovani e le famiglie, ma ora anche gli anziani si spostano verso il Centro-Nord per motivi di salute e per restare vicini a figli e nipoti. Il fenomeno è misurabile e in accelerazione.

I numeri della fuga

I dati registrati tra il 2002 e il 2024 delineano una perdita significativa di capitale umano dal Sud:

  • Quasi 350.000 laureati under 35 hanno lasciato il Sud per il Centro-Nord; al netto dei rientri la perdita è di 270.000 giovani qualificati.
  • Il costo stimato è di 6,8 miliardi di euro l’anno, risorse pubbliche investite nella formazione che poi producono ricchezza altrove.
  • Nel solo 2024: 23.000 giovani qualificati si sono trasferiti al Centro-Nord e oltre 8.000 hanno scelto direttamente l’estero.
  • Tra il 2002 e il 2024 oltre 63.000 laureati meridionali under 35 sono emigrati fuori dall’Italia; la perdita netta per il Sud è di 45.000 giovani altamente formati.

Il Centro-Nord guadagna risorse dal Sud, ma il sistema nazionale nel suo complesso registra un saldo negativo verso l’estero: 154.000 laureati del Centro-Nord sono emigrati all’estero nello stesso periodo. Nel 2024 si registra un picco di 21.000 under 35 partiti per l’estero, il doppio rispetto al 2019.

Emigrazione anticipata: si parte prima

Una novità rilevante è l’anticipo temporale dello spostamento: non solo dopo la laurea, ma già al momento dell’iscrizione universitaria. Nell’anno accademico 2024-2025 quasi 70.000 studenti meridionali frequentano un ateneo del Centro-Nord, oltre il 13% del totale (con punte del 21% nelle discipline STEM). Campania e Sicilia generano quasi metà del flusso in uscita; Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio sono le regioni più attrattive.

Chi si laurea al Nord tende a restarci: l’88,5% dei laureati occupati rimane nella stessa macro-area a tre anni dal titolo. Chi studia al Sud ha molte meno probabilità di trovare occupazione nel territorio d’origine. Nonostante un lieve miglioramento nella capacità attrattiva degli atenei meridionali, la tendenza generale non si è invertita.

Un esodo sempre più femminile

L’emigrazione dal Sud è diventata prevalentemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195.000 donne laureate, 42.000 in più rispetto agli uomini. Le ragioni hanno una forte componente economica:

  • Una laureata nel Mezzogiorno guadagna in media 1.487 euro netti al mese, contro 1.862 euro nel Nord-Ovest (una differenza di circa 375 euro mensili).
  • Chi lavora all’estero, a tre anni dalla laurea, ottiene tra 613 e 650 euro netti in più rispetto a chi resta in Italia.

Le scelte migratorie, avverte il rapporto, sono spesso aritmetiche più che ideologiche: il calcolo del reddito, delle prospettive professionali e dei servizi pesa nelle decisioni delle persone.

I "nonni con la valigia": la novità degli anziani in movimento

La trasformazione più recente è la migrazione degli anziani: non sempre comporta cambio formale di residenza, ma si concretizza in una vivibilità quotidiana che si sposta al Nord. Spesso gli anziani mantengono il domicilio nel Sud ma vivono al Nord per assistere i familiari o per accedere a servizi sanitari migliori.

Svimez ha utilizzato come indicatore-spia i rimborsi per la spesa farmaceutica che le Regioni del Sud trasferiscono a quelle del Nord: dietro quei flussi ci sono migliaia di persone che si curano fuori dalla regione di residenza. Il fenomeno è cresciuto dai primi anni Duemila (poche migliaia) fino a numeri recenti che raggiungono le 50.000–90.000 persone.

Questo movimento non è solo una migrazione economica: è soprattutto una migrazione per diritti, legata alla ricerca di servizi sanitari e assistenziali adeguati.

Il mito della "Florida d’Italia" e i limiti del modello turistico

Antonio Fraschilla, nel commentare il rapporto, smonta la narrazione politicamente diffusa di un Sud attraente per pensionati come una sorta di "Florida italiana". Le politiche di sgravi fiscali non compensano la carenza di servizi sanitari: se per una visita specialistica è necessario rivolgersi al privato, il vantaggio fiscale si annulla. Inoltre, il turismo — pur rilevante — genera un valore aggiunto inferiore rispetto a settori come la manifattura e il terziario avanzato, e quindi non può essere l’unica strategia di sviluppo.

Il rischio di desertificazione sociale e le priorità

Le proiezioni proposte nel rapporto sono allarmanti: nei prossimi venti anni il Sud potrebbe perdere fino a 9 milioni di abitanti, con impatti profondi non solo sull’economia ma anche sul piano demografico, culturale e civile. Secondo Svimez, le priorità per invertire la rotta sono chiare: sanità, formazione e trasporti. Senza servizi di qualità, qualsiasi narrazione ottimistica rischia di rimanere propaganda.

Il fenomeno descritto non va letto come disaffezione verso il territorio: il Sud si svuota perché altrove si trovano diritti, lavoro e prospettive di vita. Le scelte migratorie raccontate dal rapporto indicano quanto siano decisive le condizioni materiali e i servizi nell’orientare il destino delle persone e delle comunità.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Sicilia