Bruno Contrada è morto a 94 anni: una carriera tra polizia, servizi e processi per mafia
È morto Bruno Contrada: ex dirigente della polizia e dei servizi, condannato per concorso esterno e poi al centro di ricorsi alla Corte di Strasburgo.
Bruno Contrada è morto la sera del 12 marzo 2026, poco prima di mezzanotte. Aveva 94 anni. I funerali sono stati annunciati per sabato a Palermo, città dove ha svolto la maggior parte della sua carriera e dove sarà ricordato domani.
Nato a Napoli ma palermitano d'adozione, Contrada ha percorso un trentennio di carriera come dirigente di polizia e poi come alto funzionario dei servizi segreti. La sua figura è rimasta legata alle indagini e agli sviluppi giudiziari che hanno segnato la stagione delle indagini antimafia in Sicilia.
Processo e vicende giudiziarie
La vicenda giudiziaria di Contrada è stata lunga e controversa. Fu arrestato la vigilia di Natale del 1992, nell'anno delle stragi a Palermo, e portato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 5 aprile 1996 fu condannato a 10 anni di carcere. Il 4 maggio 2001 la Corte d'appello ribaltò la sentenza con un'assoluzione, ma la Corte di Cassazione rinviò gli atti a Palermo per un nuovo esame.
Nel 2006 la Corte d'appello di Palermo, dopo una camera di consiglio durata 31 ore, emise una nuova condanna a 10 anni, confermata dalla Cassazione l'anno successivo. Seguì l'esecuzione della pena: carcere, poi domiciliari, con fine pena nell'ottobre 2012.
Dopo la fine della detenzione sono iniziati tentativi di revisione del processo e ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte di Strasburgo). L'Italia fu condannata due volte: nella prima decisione del febbraio 2014 perché, secondo Strasburgo, Contrada non avrebbe dovuto rimanere in carcere quando chiese i domiciliari per motivi di salute; nella seconda perché, in relazione ai fatti tra il 1979 e il 1988, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa «non era sufficientemente chiaro» all'epoca e dunque la condanna risultava contraria al principio di legalità.
La figura di Contrada resta controversa: da un lato il percorso professionale tra polizia e servizi, dall'altro le pesanti accuse, le condanne, le assoluzioni e le pronunce internazionali che hanno sollevato dubbi sulla gestione giudiziaria del suo caso. Con la sua morte si chiude una pagina lunga e complessa della storia giudiziaria e investigativa italiana, destinata a restare oggetto di dibattito pubblico e di approfondimenti documentali.