Stalking e revenge porn: espulso dall'Italia ma l'incubo per la vittima non si ferma
Una donna denuncia la continua diffusione di foto intime e minacce dopo l'espulsione dell'ex: profili fake ancora online e due richieste di archiviazione.
Una giovane madre denuncia che, nonostante l'espulsione dell'ex compagno dall'Italia, le sue immagini intime continuano a circolare sul web e le minacce non si fermano. «Io e i miei figli non viviamo più, lui scrive che tornerà e si vendicherà», racconta la trentatreenne, che da dicembre 2024 convive con la paura quotidiana di revenge porn e stalking.
La relazione era durata quattro mesi. Secondo la donna, dopo la rottura l'ex — un cittadino egiziano — è diventato geloso, morboso e possessivo, fino a vietarle contatti con amiche e uscite autonome. Dopo la separazione sono iniziati pedinamenti, minacce e una serie di comportamenti intimidatori che hanno costretto la vittima a limitare la propria libertà: «Quando uscivo ero quasi scortata», dice.
La vendetta si è materializzata sul web. L'uomo ha creato profili falsi su Facebook e Instagram usando foto della vittima, alcune private, e ha condiviso uno scatto intimo che la donna aveva inviato in privato e che l'ex aveva fotografato sullo schermo del suo telefono. I profili fake sono stati usati anche per recensioni su Google: «Ogni giorno c'è una nuova segnalazione, non si può vivere in questo modo», denuncia la vittima.
La situazione è degenerata prima dell'espulsione: alla fine del 2024, l'uomo ha provocato un incidente tentando di speronare l'auto della donna. L'uomo è finito al pronto soccorso e, dopo lo sfogo della vittima, sono scattate le denunce ai carabinieri che hanno portato all'allontanamento coatto dall'Italia.
Tuttavia l'espulsione non ha fermato il fenomeno: secondo la donna «il flusso di profili fake non si è mai arrestato» e «nessuno dei profili è stato oscurato». Le minacce sono esplicite e ripetute: «Ti voglio vedere morire bruciata», «Tua madre e tua figlia ti troveranno impiccata». Più recentemente l'ex avrebbe scritto: «io non ho fretta, so aspettare. Io ritornerò e vedrai cosa faccio».
Situazione giudiziaria
Nonostante le denunce, il caso rischia di essere archiviato. La procura ha avanzato due richieste di archiviazione, un elemento che il legale della vittima, l'avvocato Biagio Scillia, contesta: secondo il difensore la norma sull'allontanamento non dovrebbe bloccare le indagini in reati online come il revenge porn e le condotte di stalking.
Lo stesso avvocato ha presentato opposizione alla seconda richiesta di archiviazione; il giudice per le indagini preliminari fisserà ora un'udienza camerale. Parallelamente è stata depositata un'integrazione alla denuncia per documentare la prosecuzione della condotta dell'indagato nonostante l'espulsione.
La donna denuncia anche il fallimento delle piattaforme: nonostante le segnalazioni, le immagini e i profili rimangono in rete. «Sono stanca di essere fermata per strada: ma tu sei quella della foto nuda?», racconta, spiegando le ripercussioni sociali e familiari. Ha cancellato i propri account e imposto al figlio adolescente di non avere profili social per evitare contatti indesiderati.
La vicenda mette in luce due nodi distinti: la difficoltà di tutela delle vittime online quando l'autore è all'estero e la presunta inadeguatezza degli strumenti investigativi e processuali nel fronteggiare la diffusione rapida di contenuti illeciti sul web. L'avvocato sostiene che la normativa e le prassi investigative debbano contemplare la persistenza delle condotte anche a distanza e dopo l'espulsione.
La donna reclama una risposta delle istituzioni: «Lo Stato dov'è? Cosa aspettano, che torni dall'Egitto e mi ammazza?». Intanto la procedura giudiziaria prosegue con l'opposizione al rischio di archiviazione e con l'integrazione delle denunce, mentre la rete continua a diffondere contenuti che la vittima subisce quotidianamente.
La storia rimane aperta: il fascicolo tornerà in ufficio al gip per l'udienza, e la vittima attende che la giustizia e le piattaforme adottino misure efficaci per interrompere la diffusione delle immagini e contrastare le minacce che continuano a pesare su di lei e sulla sua famiglia.