Messina, furgoncino del Cirs distrutto dalle fiamme a Pasquetta: è il secondo mezzo colpito in tre anni
Il rogo ha distrutto il veicolo donato nel 2022; i carabinieri indagano mentre l'associazione prosegue l'assistenza a donne e bambini.
A Messina un furgoncino del Cirs (Comitato Italiano Reinserimento Sociale) è stato distrutto dalle fiamme nella giornata di Pasquetta. Il rogo, prontamente denunciato ai carabinieri, ha interessato il mezzo utilizzato quotidianamente dall'associazione per il supporto a donne e bambini: si tratta del secondo veicolo del Cirs ad andare perduto per incendio nell'arco di tre anni.
Dettagli e contesto
Il furgoncino distrutto era stato donato nel settembre 2022 a seguito di una raccolta fondi che aveva coinvolto 29 aziende del Messinese. Grazie al mezzo il Cirs garantiva accompagnamenti, interventi domiciliari e servizi essenziali necessari alla gestione della casa famiglia e all'assistenza delle persone accolte; la sua perdita rappresenta ora un problema operativo immediato per l'associazione.
Nel luglio 2022 un'altra auto in uso al centro diretto dalla presidente Maria Celeste Celi era già stata distrutta da un incendio. Quel precedente rende l'episodio di Pasquetta ancora più grave e alimenta la preoccupazione tra i responsabili e i volontari del Cirs.
I carabinieri hanno avviato le indagini per accertare la natura dell'incendio e determinarne le cause, ma al momento non sono state rese note conclusioni ufficiali né ipotesi investigative pubbliche.
«Lavorare ogni giorno accanto a persone che vivono situazioni complesse significa anche esporsi e assumersi responsabilità importanti. È un impegno che, talvolta, comporta rischi reali, ma che continuiamo a portare avanti con determinazione», dichiara la presidente Maria Celeste Celi.
Nonostante il danno, il Cirs assicura che le attività proseguono senza interruzioni e che il servizio di supporto alle persone fragili continuerà ad essere garantito. La vicenda ha suscitato condanna nel territorio: colpire una realtà impegnata nel sociale significa, secondo i sostenitori dell'associazione, danneggiare un presidio di cura, dignità e speranza per la comunità.
La perdita del mezzo riapre la questione della disponibilità di risorse e infrastrutture per le attività di solidarietà sul territorio; restano in attesa sviluppi investigativi e possibili iniziative di sostegno da parte della comunità e degli enti locali.