Palermo: condannato a 18 anni e 4 mesi per aver violentato la figlia dall’età di 9 anni

La prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo infligge 18 anni e 4 mesi a un 38enne; l’indagine è partita da una segnalazione scolastica.

A cura di Redazione
10 aprile 2026 05:54
Palermo: condannato a 18 anni e 4 mesi per aver violentato la figlia dall’età di 9 anni -
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La Corte d’Appello di Palermo — prima sezione penale presieduta da Vincenzo Terranova — ha condannato a 18 anni e 4 mesi di reclusione un uomo di 38 anni ritenuto responsabile di aver violentato la figlia sin dall’età di 9 anni. Il pubblico ministero di Termini Imerese, Raffaele Cammarano, aveva chiesto una pena più severa, pari a 28 anni.

Indagine e segnalazione

L'inchiesta è stata avviata nel febbraio 2024 a seguito di una segnalazione della dirigente scolastica dell’istituto frequentato dalla bambina, in un comune della provincia di Palermo dove la famiglia risiede dal 2020. La psicologa scolastica aveva rilevato sul braccio della minore dei tagli orizzontali, ritenuti verosimilmente esiti di gesti autolesionistici. Nei colloqui successivi la bambina avrebbe manifestato un profondo disagio e, secondo quanto emerso, sarebbe stata lei stessa a raccontare gli abusi subiti dal genitore.

Processo e parti coinvolte

La condanna è stata pronunciata dalla prima sezione penale della Corte d’Appello; il procedimento ha visto la partecipazione del pubblico ministero Raffaele Cammarano, che aveva invocato una pena di 28 anni. La madre della vittima si è costituita parte civile nel processo, assistita dall’avvocato Sergio Burgio.

La sentenza dell'Appello rappresenta il provvedimento giudiziario più rilevante finora reso noto sul caso. I dettagli relativi a eventuali ulteriori impugnazioni o misure processuali accessorie non risultano specificati nella nota diffusa sull'udienza.

Rilevanza della segnalazione scolastica

Il caso evidenzia il ruolo cruciale delle istituzioni educative e delle figure professionali presenti a scuola (dirigenti, insegnanti, psicologi) nell'individuare segnali di rischio e avviare procedure di tutela. La tempestiva segnalazione della dirigente e la valutazione della psicologa hanno infatti reso possibile l'apertura delle indagini che hanno portato alla condanna.

Nelle fasi successive all'indagine, la protezione della vittima e il supporto psicologico rimangono aspetti centrali, come indicano le pratiche consolidate in materia di tutela dei minori vittime di reato.

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