Palermo, due operai morti per cedimento di una gru in via Marturano: il giallo dei sensori
Il pm nomina due ingegneri, quattro indagati. Al centro delle indagini il mancato allarme dei sensori e la posizione della gru.
Due operai hanno perso la vita venerdì scorso in via Marturano a Palermo dopo il cedimento del braccio di un'autogru: si tratta del romeno Daniluc Tiberi Mihai, 49 anni, e del tunisino Najahi Jaleleddine, 41 anni. I magistrati hanno aperto un'inchiesta e le verifiche tecniche proseguono per chiarire la dinamica dell'incidente.
Indagini e accertamenti
Il pubblico ministero Daniele Sansone ha nominato due ingegneri incaricati di ricostruire la dinamica, verificare la posizione del macchinario sul luogo e stabilire se la gru fosse adeguata all'intervento in termini di specifiche tecniche e stato manutentivo. I sopralluoghi, eseguiti anche dall'alto con un'autoscala, sono proseguiti ieri con la presenza di tecnici specializzati e consulenti di parte.
Le verifiche hanno posto al centro dell'attenzione il fatto che il braccetto della gru abbia avuto un'estensione estremamente pericolosa, fino a spezzarsi, provocando la caduta del cestello su una copertura, quella dell'officina del gommista Gammicchia. Gli investigatori stanno valutando se la gru sia stata posizionata troppo lontano dall'area di lavoro — probabilmente per non ostacolare le attività commerciali, come richiesto dal gommista — e se questa collocazione abbia inciso sul funzionamento del mezzo.
Il mistero dei sensori
Secondo i primi accertamenti, ogni autogru dispone di sensori di sicurezza che dovrebbero segnalare anomalie e impedire l'eccessiva estensione del braccio. Un nodo centrale dell'inchiesta è perché, al momento dell'incidente, quei segnali non abbiano funzionato o siano rimasti inerti. Gli ingegneri dovranno stabilire se il guasto sia imputabile a un difetto tecnico, a una manutenzione insufficiente o a condizioni operative non previste.
Profili societari e responsabilità
La ditta Ediltec, committente dell'intervento, aveva noleggiato l'autogru dalla società di Giovanni Agliuzza. Agliuzza sostiene di poter dimostrare la regolarità del contratto, la corretta manutenzione del mezzo e l'impiego di un operatore specializzato. Al momento sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati: Giuseppe Garraffa (proprietario dell'appartamento e committente dei lavori), Salvatore Macaluso (titolare di Ediltec), Giovanni Agliuzza (noleggiatore della gru) e Vincenzo Costa (addetto alla manovra del mezzo).
Le indagini dovranno appurare eventuali profili di responsabilità penale legati alla scelta del macchinario, alla sua collocazione, alla manutenzione e all'operato dell'addetto alla manovra.
Condizione contrattuale e addestramento dei lavoratori
Gli inquirenti stanno inoltre verificando la posizione contrattuale dei due operai deceduti: sebbene in un primo momento fosse emersa l'ipotesi che non fossero in regola, risulterebbe ora che avessero contratti a termine. Resta però da accertare se entrambi fossero adeguatamente addestrati e preparati per svolgere lavori in quota con l'uso di cestelli sospesi.
Sopralluoghi e prossime tappe
I tecnici hanno effettuato rilievi dettagliati sulla gru, sull'officina colpita e sull'area circostante. Le attività di verifica continueranno per stabilire cause tecniche, eventuali omissioni nella manutenzione e responsabilità organizzative. Gli esiti della perizia degli ingegneri nominati dal pm saranno determinanti per la prosecuzione dell'inchiesta.
I funerali di Daniluc Tiberi si sono svolti ieri nella chiesa di San Vito; l'ultimo saluto a Najahi Jaleleddine è previsto nei prossimi giorni nel suo paese d'origine. Le famiglie attendono risposte sul perché dei mancati dispositivi di sicurezza che avrebbero potuto impedire la tragedia.