Uditore, sette condanne: 18 anni al boss Franco Bonura nel rito abbreviato
Il Gup Zampino infligge pene fino a 18 anni per associazione mafiosa: tra gli imputati anche gli anziani boss Bonura e Buscemi.
Il Gup Giuseppa Zampino ha condannato sette imputati legati al quartiere Uditore di Palermo: la pena più alta, 18 anni e 2 mesi, è stata inflitta a Francesco "Franco" Bonura, 83 anni, nel processo celebrato con rito abbreviato.
Francesco Bonura: 18 anni e 2 mesi (rito abbreviato)
Girolamo Buscemi: 15 anni
Giovanni Buscemi: 12 anni
Alessandro Costa: 14 anni
Giusto Catania: 14 anni
Giuseppe Costa: 3 anni, 10 mesi e 20 giorni
Antonino Buscemi: 3 anni, 10 mesi e 20 giorni
Dettagli processuali
La sentenza è stata pronunciata al termine del rito abbreviato, che comporta lo sconto di pena di un terzo. Il provvedimento riguarda reati per associazione mafiosa e reati connessi. Bonura, già condannato in passato in procedimenti per mafia ed estorsioni, era stato destinatario di una pena di vent'anni nel processo Gotha e rimesso in libertà nel 2021; l'attuale inchiesta era partita in parallelo alla sua scarcerazione.
Ruoli e contestazioni
Tra gli imputati spiccano i nomi dei Buscemi, con Girolamo e Giovanni indicati come figure di rilievo nella borgata palermitana. Giovanni Buscemi era già finito sotto osservazione per la sua partecipazione, nel 2018, al summit finalizzato a individuare un nuovo capo per la commissione provinciale di Cosa nostra, organismo indebolito dalle morti dei leader storici.
Radici e alleanze storiche
Secondo gli atti ricostruiti in sede d'indagine, Bonura si era legato ai capi corleonesi negli anni '80, interrompendo i rapporti con la famiglia Inzerillo, costretta a fuggire negli Stati Uniti durante la stagione di violenza culminata nel massacro che spazzò via interi clan. Con il ritorno in città degli Inzerillo agli inizi del 2000 si erano poi ricostituiti rapporti d'affari tra ex avversari.
Il nome di Bonura era tornato all'attenzione della magistratura anche nelle inchieste coordinate dalla Dda di Caltanissetta sul dossier relativo alla strage di Via D'Amelio e all'indagine su Mafia e appalti, fascicoli che hanno riportato al centro del dibattito giudiziario figure storiche della mala palermitana.
La decisione del Gup rappresenta un nuovo sviluppo nella lotta alla mafia nel quartiere Uditore e ribadisce l'attenzione della magistratura sui ruoli della vecchia e della nuova generazione di vertici associativi. Le difese possono impugnare la sentenza con appello, che è la via prevista per la revisione delle condanne pronunciate in rito abbreviato.