Catania, assolti due fratelli bengalesi dalle accuse di maltrattamenti e tentato stupro
Il Tribunale di Catania dispone l'assoluzione: pm chiede non colpevolezza per contraddizioni nella testimonianza e nuove prove.
Il Tribunale di Catania ha pronunciato l'assoluzione nei confronti di due fratelli di origine bengalese, imputati rispettivamente per presunti maltrattamenti e per tentato stupro. La decisione della quarta sezione penale chiude un lungo iter giudiziario iniziato durante il periodo del Coronavirus.
La vicenda vedeva coinvolta come parte offesa l'ex moglie del maggiore dei due, una donna anch'ella di origine bengalese, che aveva denunciato il coniuge, 39 anni, per maltrattamenti e il cognato, 35 anni, per il tentato stupro. Il pubblico ministero, dopo aver esaminato le prove e le testimonianze raccolte in dibattimento, ha in udienza formulato la richiesta di non colpevolezza, rilevando diverse contraddizioni nel racconto della presunta vittima e mettendo in dubbio la sua attendibilità.
Le prove e la ricostruzione processuale
Nel corso del processo la donna aveva prodotto un referto medico e una serie di dichiarazioni rese da connazionali che sostenevano di aver ricevuto sue confidenze sui presunti abusi. Dall'altra parte, la difesa ha presentato elementi documentali e testimoniali volti a ribaltare la ricostruzione: estratti conto bancari che mostrerebbero prelievi effettuati dalla donna mentre il compagno si trovava in Bangladesh e la testimonianza del datore di lavoro del cognato, che ha riferito dei frequenti incontri tra la donna e il suo assistito durante i quali ella avrebbe chiesto soldi.
Secondo la versione difensiva, il viaggio del maggiore in Bangladesh aveva lo scopo di chiedere l'annullamento del matrimonio dopo aver scoperto una verità che gli era stata nascosta. La sospensione della fiducia e la successiva rottura della coppia avrebbero preceduto la denuncia; i fratelli hanno sempre negato le accuse.
L'avvocato Maria Michela Trovato, che ha assistito i due imputati, ha commentato la sentenza sottolineando che «la piaga della violenza sulle donne è una piaga sociale che va contrastata e combattuta. Ma alcune volte le denunce di abusi e maltrattamenti diventano mezzi di vendetta e interesse personale in alcuni casi di separazione». La citazione è riportata nel rispetto del principio di imparzialità e del diritto di difesa.
Il Tribunale, valutati gli atti e le prove in contraddittorio, ha ritenuto insufficiente la prova della colpevolezza e ha quindi assolto i due imputati. Non sono al momento noti sviluppi relativi a eventuali impugnazioni della sentenza da parte della pubblica accusa o delle parti civili.
La vicenda mette in evidenza la complessità delle indagini e dei processi in materia di violenza domestica: l'esigenza di tutelare le vittime e al contempo di verificare la credibilità delle denunce resta al centro del dibattito giudiziario e sociale.