Chirurgia robotica al San Marco: proctocolectomia totale e J‑Pouch per paziente con rettocolite ulcerosa

Al San Marco eseguita con successo una proctocolectomia totale robotica su una paziente di 60 anni; procedura tra le prime nel Mezzogiorno.

A cura di Redazione
25 maggio 2026 10:31
Chirurgia robotica al San Marco: proctocolectomia totale e J‑Pouch per paziente con rettocolite ulcerosa -
Condividi

L’unità di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Marco ha eseguito con successo una proctocolectomia totale robotica su una paziente di 60 anni affetta da una forma grave di rettocolite ulcerosa (RCU), refrattaria alle terapie mediche. L'intervento, realizzato con il robot Da Vinci Xi, ha permesso l’asportazione completa di colon e retto e la ricostruzione della continuità intestinale mediante una J‑Pouch.

L’équipe chirurgica era guidata dal direttore Gianluca Di Mauro e ha coinvolto i chirurghi Sara Valenti, Giuliana Monaco e Francesco Crisafi, con il supporto anestesiologico di Rino Calabrese e Laura Restuccia e del personale infermieristico di sala. L’Azienda definisce la procedura una novità per il San Marco e tra le prime realizzate nel Mezzogiorno, segnalando un salto di qualità nelle prestazioni di chirurgia mininvasiva.

La paziente era giunta in reparto in condizioni cliniche complicate, con una malattia che non rispondeva né alle terapie tradizionali né ai trattamenti biologici più avanzati. Di fronte a questo quadro, l’équipe ha valutato la chirurgia come l’unica opzione terapeutica efficace per ridurre il rischio evolutivo verso il carcinoma del retto e ripristinare la qualità di vita.

La procedura ha sfruttato i vantaggi della piattaforma robotica: visione tridimensionale ad alta definizione, strumenti articolati che consentono movimenti nei compartimenti pelvici ristretti e un controllo dei movimenti da parte del chirurgo con precisione millimetrica. Secondo Di Mauro, "il vantaggio del robot in casi come questo è straordinario: abbiamo operato sia nella parte alta dell’addome sia nella pelvi, preservando con grande accuratezza i plessi nervosi". L’intervento è stato condotto attraverso quattro accessi mininvasivi di 8–12 millimetri.

Per ricostruire la continuità intestinale è stata confezionata una J‑Pouch, una tasca interna ottenuta con l’ultima porzione dell’intestino tenue in sostituzione del retto asportato. Questa soluzione mira a garantire alla paziente non solo la guarigione dalla malattia infiammatoria, ma anche il mantenimento delle funzioni fisiologiche e una migliore qualità di vita post-operatoria.

La presa in carico multidisciplinare è stata possibile grazie alla collaborazione con l’unità operativa complessa di Gastroenterologia, diretta da Santi Mangiafico, che ha seguito il percorso diagnostico e terapeutico della paziente fino alla decisione chirurgica. Il dialogo tra specialisti è stato determinante nella scelta della strategia clinica.

Il direttore generale dell’Azienda, Giorgio Giulio Santonocito, ha commentato: "Stiamo ampliando le nostre prestazioni innovative grazie alle moderne tecnologie; l’introduzione di questa procedura rappresenta un ulteriore passo avanti nella qualità dei servizi". L'affermazione sottolinea l'intento dell'Azienda di consolidarsi come punto di riferimento per la chirurgia mininvasiva ad alta specializzazione.

Dal punto di vista clinico il decorso post‑operatorio è descritto come regolare, con prospettive di un rapido ritorno alla normalità per la paziente. Sul piano più ampio, l’esperienza ha relevato come la chirurgia robotica possa essere impiegata in centri regionali per casi complessi di patologia infiammatoria cronica intestinale, pur richiedendo elevata expertise e organizzazione multidisciplinare.

La rettocolite ulcerosa, patologia infiammatoria cronica del colon‑retto, è sempre più diffusa anche nell’area mediterranea e costituisce un fattore di rischio per neoplasia rettale in caso di malattia prolungata o refrattaria. L’intervento del San Marco rappresenta un caso pratico di come tecnologie avanzate e percorsi integrati possano offrire opzioni terapeutiche nei pazienti non responsivi alle terapie mediche.

Rimane da monitorare l’evoluzione clinica a medio e lungo termine, soprattutto in termini di funzionalità della J‑Pouch e qualità di vita. Nel breve termine, però, l’équipe dell’ospedale comunica risultati positivi e ritiene l’esperienza un contributo significativo all’offerta chirurgica regionale.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Sicilia