Dia di Catania confisca beni per circa 3 milioni a Salvatore Giuliano, presunto capo clan del Siracusano
Il Tribunale di Catania dispone la confisca di società, 15 immobili e conti bancari dopo l'inchiesta Araba Fenice e una sentenza del 2022.
La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Catania ha eseguito la confisca di beni stimati intorno ai 3 milioni di euro riconducibili a Salvatore Giuliano, ritenuto il capo dell'omonimo clan attivo tra Pachino e Portopalo di Capo Passero. Il provvedimento colpisce la base economica del presunto gruppo criminale, storicamente alleato della cosca catanese dei Cappello.
Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, che ha accolto la proposta avanzata dal procuratore di Catania e dal direttore della Dia. La decisione si fonda sugli accertamenti svolti dal centro operativo locale della Direzione investigativa antimafia.
Contesto giudiziario e indagini
Secondo la Procura di Catania, Giuliano avrebbe iniziato la sua attività criminale da giovane, ascendendo fino a diventare il leader riconosciuto dell'organizzazione. La sua figura è stata descritta dalla stessa autorità giudiziaria con espressioni quali "spiccata caratura criminale" e "indiscussa pericolosità sociale", in relazione a una serie di reati attribuitigli, tra cui associazione mafiosa, estorsioni e delitti contro il patrimonio.
L'operazione denominata Araba Fenice, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catania, avrebbe documentato i legami tra il clan Giuliano e i vertici della cosca Cappello. Nell'ambito di quell'inchiesta, Giuliano è stato condannato dal Tribunale di Siracusa, con sentenza del 17 gennaio 2022, a 24 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.
La confisca eseguita dalla Dia rappresenta l'evoluzione del sequestro di prevenzione effettuato il 13 novembre 2024. Il provvedimento interessa due società operanti in ambito agricolo, 15 immobili (tra terreni e fabbricati) e rapporti bancari e postali con disponibilità superiori ai mille euro. Il valore complessivo degli attivi confiscati è stimato in circa 3 milioni di euro.
L'azione della Dia e l'adozione della misura di prevenzione riflettono l'impegno delle autorità giudiziarie ed investigative nel colpire la sfera patrimoniale delle organizzazioni criminali, sulla base degli accertamenti svolti dal reparto operativo locale e delle risultanze processuali emerse con l'operazione Araba Fenice.