Flotilla: catanese tra i 12 italiani prelevati da Israele, la famiglia: «Siamo circondati»

Alessio Catanzaro, 31 anni, era sulla Cactus. Abbordaggio in acque internazionali: 12 italiani trasferiti su nave militare israeliana.

A cura di Redazione
19 maggio 2026 08:10
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Alessio Catanzaro, 31 anni, di Catania, è uno dei 12 cittadini italiani prelevati dalle forze armate israeliane durante l'abbordaggio della Global Sumud Flotilla. Secondo i familiari, dall'11 di ieri mattina non si hanno più notizie dirette di lui; l'ultima comunicazione riportata dalla sorella è stata: «Siamo circondati».

La presenza di Catanzaro è stata confermata dai video in diretta e dalle testimonianze: si trovava sulla barca Cactus, una delle imbarcazioni della missione. I volontari della Flotilla seguono la prassi di gettare i cellulari in mare quando le forze israeliane salgono a bordo; la sorella ha detto che Catanzaro aveva avvisato che avrebbe fatto lo stesso. Successivamente la Cactus è stata abbordata e i partecipanti sono stati trasferiti su una nave militare israeliana.

Dettagli dell'abbordaggio e contesto della missione

La Global Sumud Flotilla era composta da 54 navi con 461 volontari provenienti da 45 Paesi, diretta a Gaza per fornire aiuti e richiamare l'attenzione sulla crisi umanitaria. Le autorità israeliane hanno effettuato l'operazione a circa 250 miglia nautiche al largo di Gaza, in quello che la Flotilla ha definito acque internazionali. Il team legale della missione ha parlato di «atto di pirateria» in relazione all'intervento israeliano.

Chi ha partecipato alla missione segnala che Israele ha anticipato l'intervento rispetto alle altre squadre della Flotilla, salendo a bordo delle imbarcazioni mentre cercavano di avanzare verso la destinazione prevista. Le immagini diffuse mostrano attivisti con mani alzate di fronte a armi da guerra puntate.

Reazioni della famiglia e richieste alle istituzioni

I familiari di Catanzaro sono in contatto con i legali del gruppo e hanno inoltrato appelli attraverso canali ufficiali. I genitori, dopo il colloquio telefonico tra il Presidente della Repubblica italiana e il Presidente di Israele, hanno scritto al Presidente Sergio Mattarella chiedendo un intervento volto a garantire la tutela dei cittadini italiani e a evitare azioni violente contro la Flotilla. Nella lettera — secondo quanto riferito — i genitori sottolineavano che la missione è «umanitaria e non violenta» e sollecitavano Mattarella a rafforzare la protesta internazionale e a invitare altri Paesi europei a unirsi alla richiesta d'intervento. La lettera non ha ricevuto risposta formale, dicono i familiari.

La sorella Elisa Catanzaro, giornalista, ha chiesto che venga dato «il massimo risalto» a quanto sta avvenendo e ha espresso la speranza che i coinvolti «vengano rilasciati senza danni». I parenti confermano che Catanzaro aveva già partecipato a una missione precedente bloccata a inizio mese: allora riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Grecia, riparando i danni alle imbarcazioni prima di imbarcarsi nuovamente.

Le autorità italiane non hanno reso pubblici dettagli operativi sull'eventuale coinvolgimento consolare o diplomatico in corso. Al momento, le informazioni disponibili provengono principalmente dai familiari, dai legali della Flotilla e dalle immagini e dirette legate all'operazione.

La vicenda solleva questioni di diritto internazionale e sicurezza dei volontari in operazioni marittime umanitarie, oltre a pressione politica nelle relazioni bilaterali. I familiari restano in contatto costante con i legali e chiedono che venga intensificata l'attenzione pubblica e istituzionale sulla sorte dei partecipanti trattenuti.

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