Giustizia riparativa per Martina Patti: la Corte d'Appello di Catania decide il 7 luglio

La difesa chiede un percorso di mediazione dopo il pentimento di Martina Patti; Procura e parti civili si oppongono.

12 maggio 2026 08:38
Giustizia riparativa per Martina Patti: la Corte d'Appello di Catania decide il 7 luglio -
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La Corte d’assise d’appello di Catania si è riservata di decidere sulla richiesta della difesa di avviare un percorso di giustizia riparativa per Martina Patti: la decisione è fissata per il 7 luglio e, fino ad allora, la condanna di primo grado resta confermata.

La richiesta è stata presentata in aula dall'avvocato Tommaso Tamburino, difensore insieme al collega Gabriele Celesti, che hanno motivato l'istanza con il percorso psicologico seguito dalla giovane detenuta durante la detenzione.

La stessa Patti è intervenuta in videocollegamento dal carcere, esprimendo dolore e consapevolezza: «Ho fatto qualcosa di orribile: ho ucciso mia figlia. Chiedo perdono». Secondo la difesa, questa presa di coscienza sarebbe maturata grazie al lavoro psicoterapeutico intrapreso dietro le sbarre.

I fatti ricostruiti dagli investigatori risalgono a giugno 2022: nella cittadina di Mascalucia la bambina Elena, di quasi cinque anni, fu uccisa con un'arma da taglio in un terreno abbandonato vicino casa; il corpo fu poi occultato sotto terra e, subito dopo, la madre simulò il rapimento all'uscita dall'asilo, gettando nello sconforto familiari e comunità.

Il processo di primo grado si è concluso il 12 luglio 2024 con una condanna a 30 anni di reclusione per omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato. Le indagini e la successiva confessione della giovane portarono alla rapida chiusura del caso in fase istruttoria.

All'istanza di giustizia riparativa si sono oppose la Procura generale, per voce della sostituta procuratrice Agata Consoli, e l'avvocata Barbara Ronsisvalle, legale delle parti civili che rappresentano il padre della bambina e i nonni paterni. Le parti civili hanno definito il percorso richiesto al momento incompatibile con il dolore causato dalla tragedia.

La Corte dovrà ora valutare se l'istanza di mediazione sia ammissibile alla luce delle opposizioni e degli elementi processuali acquisiti: fino al pronunciamento del 7 luglio restano confermate tutte le contestazioni formulate dall'accusa e la sentenza di primo grado. La decisione definirà se potrà avviarsi un eventuale percorso di mediazione oppure se il procedimento seguirà l'iter penale ordinario.

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