Messina: finti profili su TikTok, adescava minorenni; condannato a 6 anni e 6 mesi

Un 51enne ha usato un falso profilo per ottenere immagini intime da una minorenne e poi ricattarla: condanna per violenza sessuale ed estorsione.

A cura di Redazione
22 maggio 2026 08:17
Messina: finti profili su TikTok, adescava minorenni; condannato a 6 anni e 6 mesi -
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Messina. Un uomo di 51 anni, identificato come Farid Buokal, è stato condannato dal tribunale di Messina a sei anni e sei mesi di reclusione per aver creato finti profili social e adescato minorenni. La vicenda, consumata nell'ottobre 2023, riguarda in particolare il contatto e il ricatto nei confronti di una ragazza di meno di 14 anni.

I fatti

Secondo l'accusa, Buokal — residente in Italia e già noto alle forze dell'ordine per precedenti procedimenti — avrebbe creato un profilo falso su TikTok, spacciandosi per un ragazzo coetaneo per conquistare la fiducia della giovane vittima. Con messaggi insistenti si sarebbe fatto inviare foto intime, quindi avrebbe minacciato di rendere pubblici i contenuti a meno che la ragazza non inviasse ulteriore materiale. La vittima ha reagito denunciando il ricatto, circostanza che ha fatto scattare le indagini e l'arresto.

Processo e sentenza

La giudice per l'udienza preliminare Tiziana Leanza ha inflitto a Buokal la pena di sei anni e sei mesi, al termine del rito abbreviato scelto dall'imputato. La condanna è stata pronunciata con una riduzione di un terzo rispetto alla pena originariamente richiesta dalla pubblica ministero Anita Siliotti — sei anni e otto mesi e una multa di 40.000 euro —, come previsto dal rito abbreviato. L'imputato è difeso dall'avvocata Manuela Brancato ed è attualmente detenuto nel carcere di Bologna.

Le imputazioni mosse a suo carico comprendevano violenza sessuale, detenzione di materiale pedopornografico ed estorsione. I familiari della minore, assistiti dall'avvocata Maria Puliatti, si sono costituiti parte civile in giudizio e chiedono il risarcimento del danno.

Risvolti

Il caso evidenzia il meccanismo noto come grooming: l'uso di profili falsi per instaurare fiducia e ottenere materiale sessualmente esplicito da minori, seguito poi da minacce e ricatti. Le indagini a Messina hanno dimostrato come la denuncia della vittima sia stata determinante per interrompere il circuito di estorsione e permettere l'intervento delle autorità.

Il tribunale ha quindi ricompattato gli elementi probatori raccolti dagli inquirenti e tradotti in accusa, portando a una condanna che segue il percorso del rito abbreviato e mantiene sul banco degli imputati l'autore dei fatti. Le parti civili attendono ora gli esiti relativi al risarcimento richiesto.

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