Sette intossicati a Palermo per tonno rosso: un paziente in terapia intensiva

Sospetta sindrome sgombroide: istamina nel pesce mal conservato, controlli sanitari avviati sulla filiera.

A cura di Redazione
11 maggio 2026 09:21
Sette intossicati a Palermo per tonno rosso: un paziente in terapia intensiva -
Condividi

Sette persone sono state ricoverate a Palermo dopo aver consumato tonno rosso risultato presumibilmente contaminato. Uno dei pazienti si trova in terapia intensiva ed è considerato il caso più grave dell'episodio che ha subito fatto scattare verifiche sanitarie e ispezioni sulla filiera alimentare. Le autorità locali hanno avviato accertamenti per individuare eventuali lotti a rischio e impedire ulteriori esposizioni.

Cos'è la sindrome sgombroide e come si sviluppa

Secondo gli esperti, l'intossicazione è probabilmente riconducibile alla sindrome sgombroide, una forma di intossicazione alimentare dovuta all'eccesso di istamina generata quando il pesce non è mantenuto alla temperatura corretta. Il meccanismo è batterico: alcuni microrganismi convertono l'istidina nei tessuti in istamina, sostanza che provoca la reazione tossica nell'organismo. Il nome deriva dalla famiglia Scombridae, che include tonno, sgombro e palamita.

Il fenomeno non è una classica allergia ma una reazione di tipo pseudo-allergico: chiunque, allergico o non allergico, esposto a una quantità sufficiente di istamina può manifestare i sintomi.

Sintomi e rapidità di insorgenza

I sintomi tipici compaiono molto rapidamente, spesso entro pochi minuti o fino a un'ora dall'ingestione. Tra i disturbi più frequenti si segnalano:

  • Arrossamento del volto e del collo

  • Cefalea pulsante e vertigini

  • Nausea, dolori addominali e diarrea

  • Tachicardia e ipotensione nei casi più gravi

Alcuni pazienti riferiscono un sapore anomalo del pesce, descritto come 'metallico' o 'piccante', elemento che può aiutare a sospettare l'intossicazione.

Perché la cottura non elimina il pericolo

Un elemento cruciale evidenziato dagli specialisti è la stabilità dell'istamina: la sostanza non viene eliminata né dalla cottura né dal congelamento o dall'inscatolamento. Di conseguenza, un prodotto contaminato resta potenzialmente tossico anche dopo la preparazione domestica o in cucina. La prevenzione si basa quindi sul mantenimento rigoroso della catena del freddo, dalla pesca fino alla vendita o alla somministrazione nei ristoranti.

Trattamento clinico e rischi per i soggetti fragili

Nelle fasi acute, il trattamento richiede un intervento rapido per contenere la risposta tossica. Secondo gli specialisti, i corticosteroidi possono essere utilizzati per ridurre l'infiammazione provocata dall'eccesso di istamina, mentre gli antistaminici svolgono un ruolo di supporto nei casi meno gravi.

Persone con patologie croniche, in particolare cardiopatici o asmatici, possono sviluppare complicazioni più serie; è per questo che il caso di Palermo, con un ricovero in terapia intensiva, è considerato particolarmente delicato.

Controlli, responsabilità e prevenzione nella filiera

L'episodio ha riacceso l'attenzione sui controlli igienico-sanitari e sulla responsabilità di operatori della filiera ittica. Gli esperti richiamano la necessità di una risposta coordinata: ospedali per la cura tempestiva dei pazienti e autorità sanitarie per il ritiro rapido di lotti sospetti e l'indagine sulle pratiche di conservazione.

Anche se nella maggior parte dei casi la sindrome sgombroide ha decorso benigno, quanto avvenuto a Palermo sottolinea come un errore nella catena del freddo possa trasformarsi in un rischio significativo per la salute pubblica, richiedendo vigilanza continua e procedure di controllo rigorose.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Sicilia