Cresta sui pedaggi Palermo–Messina: sospesi cinque casellanti per presunta appropriazione indebita

Indagine della Procura di Termini Imerese: mancati incassi per milioni, prime sospensioni e verifiche estese a Messina e Catania.

A cura di Redazione
12 giugno 2026 08:16
Cresta sui pedaggi Palermo–Messina: sospesi cinque casellanti per presunta appropriazione indebita -
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Cinque casellanti del Consorzio Autostradale Siciliano sono stati sospesi per presunta appropriazione indebita nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese, dopo il rilevamento di un disallineamento nei fondi che avrebbero dovuto entrare nelle casse del consorzio. L'indagine, in corso da oltre un anno, è partita a seguito di controlli interni e di un esposto presentato dalla politica locale, come ha dichiarato l'assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò.

Le verifiche hanno riguardato in prima battuta la barriera di Buonfornello e i caselli di Cefalù e Castelbuono, ma secondo l'assessore l'indagine è «più ampia» e interessa anche caselli nelle province di Messina e Catania. Sono stati confrontati i dati sul numero di transiti, i pedaggi dovuti e gli incassi, e gli esiti degli accertamenti hanno portato alla denuncia all'autorità giudiziaria e alle prime misure cautelari amministrative.

Metodo della presunta truffa e ammontare dell'ammanco

Secondo gli accertamenti preliminari, i casellanti avrebbero alterato le registrazioni in modo da far apparire un percorso più breve per l'automobilista, così da applicare un pedaggio inferiore e trattenere la differenza negli incassi in contanti. Il meccanismo, se confermato, avrebbe prodotto un ammanco consistente: fonti ufficiali hanno parlato sia di un milione mancante sia di un presunto danno quantificabile in più milioni di euro, con una discrepanza ancora in corso di definizione dagli accertamenti contabili.

Implicazioni e prossime fasi dell'inchiesta

Le persone sospese sono al momento ritenute indagate e non condannate; la Procura sta procedendo con verifiche documentali, consuntivi contabili, esame delle registrazioni e dell'eventuale materiale video o di controllo ai caselli. Le autorità potrebbero richiedere perizie contabili e controlli incrociati sui sistemi di riscossione, inclusi i flussi di incasso dei pagamenti in contanti rispetto a quelli elettronici. L'inchiesta potrebbe allargarsi ad altri punti della rete autostradale se emergeranno ulteriori anomalie nei dati dei transiti e negli incassi.

Questa vicenda solleva interrogativi sull'efficacia dei controlli interni del Consorzio Autostradale Siciliano e sui meccanismi di tutela dei cittadini che pagano il pedaggio: l'assessore Aricò ha sottolineato che «questa volta è stata la politica ad arrivare prima e a presentare l'esposto», evidenziando una necessità di maggiore trasparenza e verifiche sistematiche. L'inchiesta giudiziaria prosegue e la Procura di Termini Imerese ha annunciato che i primi risultati degli accertamenti sono già sotto valutazione.

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