Legambiente: gettata di cemento nel fossato del Castello Ursino, richiesta la rimozione
Il circolo di Catania contesta il parere della Soprintendenza e chiede al Comune di ripristinare il fossato e proteggere il suolo storico.
Legambiente, circolo di Catania, ha denunciato la recente gettata di cemento eseguita nel fossato del Castello Ursino, definendola un intervento che danneggia il valore archeologico e paesaggistico della fortezza. L'associazione, presieduta dall'avvocato Viola Sorbello, chiede la rimozione della base di cemento e contesta il parere favorevole espresso dalla Soprintendenza.
«Il fossato del Castello Ursino è parte integrante del sistema difensivo della fortezza federiciana e rappresenta un bene di rilevante valore archeologico, architettonico e paesaggistico», afferma il circolo catanese, sottolineando che la colata è stata realizzata come operazione propedeutica alla ricostruzione di un volume tecnico. L'associazione parla di preoccupazione diffusa tra i cittadini che hanno segnalato la colata.
Legambiente richiama anche dati e principi normativi: secondo Ispra in Italia si perdono in media 72 m² di suolo naturale ogni ora, mentre nelle aree monumentali il principio di minima invasività è alla base delle linee guida di Icomos e delle raccomandazioni Unesco. Il fossato, elemento originario della fortificazione, rientra a pieno titolo in questi criteri, conclude l'associazione.
Il circolo contesta il parere della Soprintendenza, che a suo avviso avrebbe dovuto negare il consenso «in applicazione delle norme vigenti». Legambiente ricorda il proprio impegno sul sito: la battaglia per la pedonalizzazione di piazza Federico II di Svevia, le attività contro illegalità e parcheggiatori abusivi e la collaborazione con il Comune e la Consulta del Verde per la riqualificazione delle aree verdi antistanti.
Richieste di Legambiente e scenari amministrativi
L'associazione chiede che gli impianti tecnologici necessari al Castello siano collocati in altre aree del complesso, con soluzioni che non comportino nuova impermeabilizzazione del suolo storico, e che la base di cemento venga rimossa per mantenere il fossato libero e visibile in tutta la sua estensione. «Il fossato non è un’area di servizio: ha un valore architettonico e storico autonomo», affermano i responsabili.
Nel comunicato Legambiente sollecita l'amministrazione comunale a tornare indietro sull'intervento e a intervenire per ripristinare l'area. Dal testo fornito non emergono repliche né dalla Soprintendenza né dal Comune: non sono riportate controdeduzioni ufficiali o comunicazioni sulle prossime azioni amministrative.
La vicenda riporta al centro il tema della tutela del suolo e della gestione dei beni culturali in contesti urbani: per Legambiente il patrimonio si tutela sottraendo elementi superflui, non aggiungendo nuovi volumi, perché il fossato racconta la funzione originaria della fortificazione ed è parte dell'esperienza di visita che va preservata.