Scandalo Ponte sullo Stretto: indagati un ex magistrato, un imprenditore e un avvocato per corruzione

Perquisizioni del Ros a Roma: l'accusa è aver tentato di influenzare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto da 13,5 miliardi.

09 giugno 2026 15:40
Scandalo Ponte sullo Stretto: indagati un ex magistrato, un imprenditore e un avvocato per corruzione - Credit Foto Ponte sullo Stretto di Messina
Credit Foto Ponte sullo Stretto di Messina
Condividi

Una mattina di perquisizioni ha aperto il fascicolo che ora scuote istituzioni e politica: i carabinieri del Ros hanno sequestrato computer, telefoni e supporti informatici a tre indagati nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Roma. Il blitz ha segnato l'inizio di un accertamento che riguarda la valutazione di uno dei progetti infrastrutturali più controversi del Paese.

Il fatto centrale è netto: un ex magistrato della Corte dei Conti, un imprenditore reggino e un avvocato — tutti indagati per reati legati alla corruzione — sono sospettati di aver tentato di condizionare il giudizio di legittimità sull'approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto, stimato in 13,5 miliardi. L'ipotesi investigativa punta a chiarire se si sia cercato di orientare in favore della Stretto di Messina Spa l'esame del progetto.

I protagonisti dell'indagine sono identificati dai magistrati: l'avvocato Giacomo Saccomanno, 71 anni; l'imprenditore Vincenzo Virgoglio; e Tommaso Mele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, andato in pensione lo scorso febbraio. Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero intrecciato rapporti finalizzati a ottenere informazioni riservate e a influire sulle valutazioni interne dei magistrati contabili.

Le accuse specifiche avanzate dalla Procura comprendono corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione di segreti d'ufficio. Gli investigatori fanno sapere che la pista è partita da una segnalazione interna alla stessa Corte dei Conti, che ha messo in luce anomalie nelle comunicazioni tra i soggetti coinvolti.

Al centro dell'ipotesi di corruzione c'è la promessa di una contropartita differita: a Mele sarebbe stata prospettata, dopo la fine della carriera, la nomina alla presidenza di un'istituzione pubblica come l'Autorità Antitrust o la guida di una società partecipata. In cambio, sempre secondo l'accusa, il magistrato avrebbe fornito ai due interlocutori aggiornamenti in tempo reale sull'andamento del procedimento, rivelando gli orientamenti interni dei colleghi e le dinamiche della camera di consiglio. Quando il 29 ottobre 2025 è arrivato il parere sfavorevole, Mele avrebbe inoltre agevolato la preparazione di una memoria nell'interesse della società, trasmettendola tramite il suo commercialista.

Altra tessera significativa del quadro processuale è la delibera Cipess sul Ponte, che fu respinta dalla sezione controllo della Corte dei Conti e non fu pubblicata in Gazzetta Ufficiale. All'epoca la bocciatura suscitò polemiche e fu commentata da esponenti di governo come un atto ostile: oggi emerge il sospetto che, prima e dopo quella decisione, siano state esercitate pressioni sui magistrati contabili per influenzare l'esito dell'istruttoria.

L'indagine e le prossime mosse

Gli atti acquisiti durante le perquisizioni sono ora al vaglio dei Ros e della Procura guidata dal procuratore Francesco Lo Voi. Tra i materiali sequestrati ci sono device che potrebbero contenere scambi, documenti e contatti con altri magistrati o funzionari individuati come potenzialmente rilevanti. Gli investigatori indagano anche sulla rete di contatti estesa dall'avvocato e dall'imprenditore per reperire informazioni riservate sui procedimenti in corso.

L'istruttoria punta a verificare la sussistenza degli elementi di reato e la natura delle interferenze denunciate. Al momento si tratta di ipotesi: non risultano condanne né provvedimenti che abbiano accertato responsabilità definitive. Il procedimento, però, apre riflessioni sulla trasparenza delle procedure di valutazione delle grandi opere e sulla vulnerabilità delle istituzioni rispetto a tentativi di pressione o corruzione.

La vicenda avrà conseguenze oltre l'ambito giudiziario: il Ponte sullo Stretto è un progetto con forti ricadute economiche e simboliche, la cui approvazione o bocciatura coinvolge interessi pubblici e privati. L'eventuale conferma delle accuse potrebbe influire sull'iter amministrativo dell'opera, sulle responsabilità dei vertici istituzionali e sulla fiducia dei cittadini nelle garanzie di imparzialità dei controlli.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Sicilia