Tommaso Dragotto sotto scorta dopo tre attentati: 11 auto incendiate nella notte
Il Comitato per l'ordine pubblico ha disposto la tutela di quarto livello per il patron di Sicily by Car dopo l'ultimo incendio doloso.
Tommaso Dragotto, patron di Sicily by Car, è stato posto sotto protezione dello Stato dopo una serie di intimidazioni che in tre mesi hanno preso di mira le attività del gruppo. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato in prefettura a Palermo dal prefetto Massimo Mariani, ha disposto la tutela di quarto livello: un'auto di scorta con uno o due agenti a protezione della sua persona.
Nella notte tra mercoledì e giovedì un incendio doloso ha distrutto 11 vetture nel parcheggio aziendale di via San Lorenzo. Dragotto è giunto sul posto poco dopo lo scoppio del rogo e ha atteso fuori dal deposito fino al termine delle operazioni dei vigili del fuoco; nessuna persona è rimasta ferita, ma il danno materiale è ingente.
Secondo le immagini della videosorveglianza, «si vede soltanto un uomo che cosparge di liquido infiammabile le auto, poi dà fuoco a una di queste e fugge», ha riferito Dragotto. Dalla registrazione, ha aggiunto, sembra che si sia ferito a una gamba a causa del ritorno di fiamma.
Si tratta dell'ultimo di una serie di episodi: il 21 marzo nello stesso parcheggio di via San Lorenzo erano stati esplosi diversi colpi di kalashnikov; il 27 maggio l'attacco aveva interessato lo spazio espositivo di Villagrazia di Carini, inaugurato pochi giorni prima. «Tre attentati in tre mesi sono francamente troppi», ha commentato Dragotto, che ha chiesto protezioni per i lavoratori e per le strutture aziendali.
Sull'imposizione della scorta Dragotto si è detto riluttante ma inequivocabile: «Non ero molto d’accordo... camminare con la scorta non è certamente tra le cose più belle, ma penso sia comunque un atto dovuto da parte delle istituzioni dopo tre attentati. Non è una cosa che ho chiesto io, ma che mi hanno dato e che non posso rifiutare.»
L'imprenditore ha ribadito con fermezza di non aver mai avuto contatti con Cosa nostra né di aver ceduto a richieste estorsive: «Non abbiamo mai avuto contatti con la mafia, non l’abbiamo mai pagata e non abbiamo intenzione di farlo. Un’azienda come la nostra non si abbasserà mai a pagare quattro delinquenti.»
Da parte dell'azienda la priorità è ora blindare i siti: quasi tutte le sedi sono già presidiate da vigilanza armata privata, ma Dragotto ha annunciato l'intenzione di chiedere al prefetto una maggiore presenza delle forze dell'ordine, soprattutto nelle ore notturne, per vigilare sui diversi impianti sul territorio.
Le indagini sugli attentati sono in corso. Gli inquirenti tengono in considerazione, come possibile mandante delle intimidazioni, il clan di San Lorenzo, che resta al centro degli accertamenti. Le autorità hanno avviato rilievi tecnici e acquisito immagini di videosorveglianza per ricostruire i fatti e identificare i responsabili.
Il prefetto Massimo Mariani e il Comitato per l’ordine pubblico hanno motivato la misura di tutela con la necessità di garantire la sicurezza personale dell'imprenditore e la continuità aziendale. Le prossime ore serviranno a definire ulteriori misure di vigilanza sui siti e i passi investigativi per collegare i tre episodi e individuare eventuali mandanti e esecutori.
La vicenda solleva interrogativi sulla escalation delle intimidazioni a danno di imprese locali e sulla capacità delle istituzioni di prevenire atti criminali che colpiscono attività economiche e lavoratori. Alle verifiche giudiziarie ora si affiancano le decisioni operative sulle protezioni e i dispositivi di sicurezza sul territorio.