Cassazione respinge il ricorso: Pietro Catanzaro resta in carcere per l'omicidio di Salvatore Privitera

La Suprema Corte conferma la detenzione del figlio del boss: indagini forensi, intercettazioni e possibili complici restano al centro dell'inchiesta.

A cura di Redazione
20 luglio 2026 10:35
Cassazione respinge il ricorso: Pietro Catanzaro resta in carcere per l'omicidio di Salvatore Privitera -
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La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa di Pietro Catanzaro, destinatario di una misura cautelare per l'accusa di concorso nell'omicidio di Salvatore Alfio Privitera. Il corpo, carbonizzato, è stato ritrovato dai familiari nelle campagne di Carlentini il giorno dell'Epifania, dopo il delitto avvenuto il 5 gennaio.

Gli avvocati difensori, Francesco Antille e Rosario Arena, avevano impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Catania che aveva confermato la misura emessa dal gip su richiesta dei carabinieri il 19 marzo. «La Suprema Corte è entrata nel merito», ha commentato l'avvocato Antille; la difesa attende ora le motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere depositate entro circa due mesi.

Dettagli del delitto e ricostruzione degli inquirenti

Secondo il quadro accusatorio delineato dalla procura, la vittima sarebbe stata uccisa per un debito legato a droga e gioco. L'omicidio sarebbe avvenuto a Ippocampo di Mare: la vittima sarebbe stata prima percosso, poi raggiunta da una fucilata alla nuca a distanza ravvicinata. Dopo un primo tentativo di dar fuoco al corpo sul luogo dell'aggressione, i presunti killer avrebbero trasportato il cadavere con la sua auto fino alle campagne di Carlentini, dove avrebbero appiccato l'incendio al SUV con all'interno il corpo.

Nelle indagini è anche emersa l'ipotesi che alla vittima sia stata sottratta una somma consistente: negli atti si ipotizza una cifra dell'ordine di 100.000 euro. Gli investigatori hanno acquisito elementi che comprendono fotografie e, secondo quanto riportato negli atti, un selfie attribuito ai presunti esecutori con la scritta «Famiglia e sangue».

Indagini in corso e elementi investigativi

L'inchiesta non è chiusa: sono in corso approfondimenti scientifico-forensi, tra cui esami sul DNA, che potrebbero chiarire ruoli e responsabilità. Per gli inquirenti, all'agghiacciante esecuzione avrebbero partecipato altri complici, eventualmente coinvolti nella fase di soppressione e occultamento del cadavere.

Gli atti istruttori contengono inoltre intercettazioni del cognato della vittima, che si era attivato nelle ricerche, e le dichiarazioni di Giovanni Sozzi, ex appartenente alla cosca Cappello ora collaboratore di giustizia, la cui testimonianza è citata come elemento investigativo.

La Procura prosegue la ricerca di ulteriori riscontri, mentre la difesa continuerà a esaminare le motivazioni che hanno portato la Cassazione a confermare la misura cautelare. Al momento Pietro Catanzaro resta in carcere in virtù della decisione della Suprema Corte e degli accertamenti già svolti dalle forze dell'ordine.

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