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Catania, due denunciati per furti d'auto e 'cavallo di ritorno' in più quartieri
Catania, due denunciati per furti d'auto e 'cavallo di ritorno' in più quartieri
La Questura di Catania denuncia due uomini per furti, estorsione e smontaggio di vetture; un'auto recuperata grazie al pronto intervento.
Due catanesi di 39 e 60 anni sono stati denunciati dalla Questura di Catania per una serie di furti di auto commessi negli ultimi mesi in diverse zone della città, tra cui via Santa Sofia e viale Artale Alagona. Le indagini sono nate dalle denunce presentate al commissariato Borgo Ognina.
I due, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio, avrebbero preso di mira principalmente auto parcheggiate in strada durante il giorno, approfittando dell'assenza dei proprietari. Secondo gli accertamenti gli autori riuscivano ad avviare i motori in pochi secondi utilizzando una centralina elettronica collegata al sistema di accensione, per poi allontanarsi rapidamente.
Le vetture, in un primo momento, venivano lasciate in sosta nel quartiere Librino e gli automobilisti venivano contattati per ottenere la restituzione dietro pagamento: il cosiddetto "cavallo di ritorno", con richieste di somme comprese tra 800 e 1.500 euro. Qualora le vittime non avessero pagato, i mezzi sarebbero stati smontati e i relativi pezzi di ricambio immessi nel mercato illecito.
L'attività di osservazione svolta dagli investigatori ha permesso di ricostruire i movimenti degli indagati e di raccogliere prove a loro carico. L'ultimo episodio contestato riguarda il furto di un'utilitaria parcheggiata in via Pantano: grazie al tempestivo intervento degli agenti il veicolo è stato localizzato e recuperato in breve tempo. I due uomini sono stati rintracciati, accompagnati in commissariato e denunciati per furto aggravato ed estorsione.
I fatti ricostruiti evidenziano un modus operandi basato su rapidità e tecnologia: l'utilizzo di una centralina elettronica consentiva l'avvio del mezzo in tempo molto breve, limitando le possibilità di reazione dei proprietari. La scelta di colpire veicoli in sosta diurna ha aumentato l'esposizione al rischio per chi lascia l'auto in strada.
Il fenomeno del "cavallo di ritorno" rilevato nell'inchiesta sottolinea come il danno per le vittime non si limiti al furto: molti sono stati costretti a sostenere una spesa imprevista per riottenere il mezzo, mentre altri hanno perso definitivamente l'autovettura dopo lo smontaggio e la vendita dei componenti.
La Questura di Catania e il commissariato Borgo Ognina hanno riferito che le indagini hanno già portato alla raccolta di elementi utili per la denuncia; resta aperta la possibilità di ulteriori sviluppi nell'ambito del procedimento penale e di accertamenti sulle reti di ricettazione dei ricambi. Le indagini proseguono per chiarire ruoli e responsabilità e per individuare eventuali complici o canali di commercializzazione dei pezzi trafugati.
Gli indagati dovranno ora rispondere delle accuse nell'ambito della competenza della magistratura, con l'ipotesi di reato formalizzata dalla polizia: furto aggravato ed estorsione. Ulteriori provvedimenti dipenderanno dagli esiti delle attività investigative e dalle determinazioni dell'autorità giudiziaria.