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Ponte sullo Stretto, polemiche sul rinnovo del Consiglio superiore dei Lavori pubblici
Ponte sullo Stretto, polemiche sul rinnovo del Consiglio superiore dei Lavori pubblici
Opposizioni annunciano interrogazioni sul decreto di Salvini; il Comitato No Ponte contesta il tempismo mentre il Consiglio deve pronunciarsi sul progetto.
Il rinnovo del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, disposto dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, ha acceso un nuovo fronte di polemiche politiche e civiche mentre l'organo è chiamato a esprimersi sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Le forze di opposizione hanno annunciato interrogazioni parlamentari per ottenere chiarimenti sulle nomine e sul loro tempismo.
Dal punto di vista formale non sono stati denunciati profili di illegittimità: le competenze sulle nomine spettano al Ministero. Tuttavia, la critica politica e sociale riguarda l'opportunità di procedere al rinnovo in una fase così delicata dell'iter autorizzativo. Tra i nuovi componenti segnalati figura Rino La Mendola, presidente dell'Ordine degli Architetti di Agrigento e già membro del Consiglio.
A sollevare la questione pubblica è stato il Comitato No Ponte Capo Peloro, che ha chiesto perché il Consiglio sia stato rinnovato proprio mentre deve pronunciarsi su uno dei passaggi più sensibili del progetto. Il Comitato ha inoltre evidenziato discrepanze nella reperibilità del provvedimento: il decreto ministeriale del 6 luglio 2026 sarebbe stato rilanciato da un portale specializzato, ma non risulterebbe ancora pubblicato sui siti istituzionali.
Il Comitato ha fatto riferimento a un unico riscontro online, un post sulla pagina social dell'Ordine degli Architetti di Agrigento, e ha chiesto riscontri ufficiali e maggiore trasparenza. Nella nota gli attivisti scrivono: “Abbiamo un brutto presentimento. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, frase che traduce il timore di possibili conflitti di interesse o di un cambiamento di equilibri proprio nel momento in cui il Consiglio deve valutare il progetto.
Le opposizioni politiche intendono presentare interrogazioni parlamentari per ottenere chiarimenti ufficiali sul contenuto del decreto e sulle ragioni del rinnovo in questa fase dell'iter. La richiesta di controllo mira a far emergere eventuali motivazioni politiche o procedure anomale che possano incidere sulla valutazione tecnica dell'opera.
Il percorso autorizzativo del progetto prevede che l'Assemblea generale del Consiglio superiore dei Lavori pubblici esamini l'opera, mentre il parere tecnico sarà predisposto dalla Commissione speciale dell'organismo. Quest'ultima è chiamata a valutare approfondimenti richiesti dopo le osservazioni formulate dalla Corte dei conti e recepite dal Ministero e dalla società Stretto di Messina.
In base al decreto Commissari, recentemente convertito in legge, il Consiglio dovrà esprimersi non sull'intero progetto ma su alcuni aspetti tecnici puntuali: la sicurezza e la durabilità del sistema di sospensione, le verifiche geotecniche e sismiche nell'area dello Stretto, la stabilità dell'impalcato alle sollecitazioni del vento e la valutazione degli impatti ambientali cumulativi delle opere previste.
Proprio questi punti tecnici rappresentano passaggi decisivi prima che il progetto torni all'esame del Cipess e sia soggetto al successivo controllo della Corte dei conti. Il parere della Commissione speciale è considerato uno degli ultimi tasselli tecnici prima dei passaggi amministrativi finali.
I rilievi esposti dalle opposizioni e dal Comitato No Ponte pongono due richieste concrete: la pubblicazione ufficiale del decreto di rinnovo sui canali istituzionali e un chiarimento pubblico sulle motivazioni del rinnovo in questa fase procedurale. Sullo sfondo resta il tema della fiducia nelle istituzioni tecniche chiamate a valutare un'opera di grande impatto tecnico, ambientale e sociale.
Per ora il dossier resta aperto: è attesa la formalizzazione delle interrogazioni parlamentari e una risposta del Ministero sulle modalità e i tempi di pubblicazione del decreto. Nel frattempo il Consiglio e la sua Commissione speciale continueranno a lavorare sui profili tecnici già indicati dalla legge, mentre il dibattito politico e la vigilanza civica potrebbero condizionare la percezione pubblica delle fasi conclusive dell'iter.