Abbandono scolastico: Catania record con il 26,5% mentre finiscono i fondi del PNRR

I dati Istat e Openpolis mettono in luce divari territoriali e di cittadinanza; la risposta del governo punta su sanzioni penali e tagli alle autonomie.

16 settembre 2026 12:01
Abbandono scolastico: Catania record con il 26,5% mentre finiscono i fondi del PNRR -
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A Catania il 26,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni si ferma alla licenza media, il valore più alto tra i quattordici capoluoghi metropolitani analizzati. Tra i ragazzi con cittadinanza non italiana la percentuale raggiunge il 68,6%, secondo i dati Istat elaborati per la Commissione periferie e ripresi da Openpolis. Questi numeri del 2021 costituiscono la lente per leggere i risultati più recenti: nel 2025 l'abbandono scolastico italiano è sceso all'8,2%, sotto la soglia del 9% fissata dall'Unione europea per il 2030, ma la media nasconde forti disuguaglianze.

Geografia delle disparità: città, isole e cittadinanza

La geografia italiana dell'abbandono differisce dalla media europea: mentre in Europa l'uscita precoce è dell'8% nelle città e del 9,6% nelle aree rurali, in Italia le città segnano un 9,5% contro il 7,3% delle aree intermedie. Il Mezzogiorno viaggia all'11,3% e le isole al 15%, dati del monitoraggio europeo 2024. Sul dato nazionale pesa in modo significativo la cittadinanza: tra gli studenti stranieri l'abbandono nel 2025 vale il 26,2%, e in alcune città metropolitane — come Bari, secondo Openpolis — si arriva fino al 60%.

La risposta politica: sanzioni penali e sospensione dei sussidi

La reazione del governo ha preso una piega legislativa: con la legge 159/2023 (decreto Caivano) è stato introdotto l'articolo 570-ter, che prevede la reclusione fino a due anni per chi non iscrive il figlio a scuola e fino a un anno per chi tollera assenze oltre i quindici giorni. Inoltre è prevista la sospensione dell'Assegno di inclusione per chi non rispetta l'obbligo. La misura segna una scelta chiara: incentivare la frequenza attraverso la sanzione e il controllo amministrativo, piuttosto che con estensioni sistemiche di servizi o risorse.

Risorse finite e autonomia scolastica ridotta

Le risorse straordinarie del PNRR che avevano finanziato l'azione 1.4 — circa 1,5 miliardi e il tutoraggio di 820mila ragazzi — si sono concluse il 31 agosto, una settimana prima dell'inizio delle lezioni, lasciando scoperti interventi che erano stati presentati come cruciali. Sul versante organizzativo, il dimensionamento ha fissato un coefficiente di 938 alunni per istituzione autonoma; a gennaio 2026 la Sardegna ha perso altre nove autonomie dopo le 38 dei tre anni precedenti, una tendenza che interessa territori dove l'abbandono è più alto, come le isole.

Tre modelli d'Europa: conteggio, obbligo esteso, servizi in loco

Tre esperienze europee citate offrono soluzioni differenti. Nei Paesi Bassi — dove l'uscita precoce nel 2024 era al 7% — esiste dal 1994 una rete regionale (39 regioni Rmc) che mantiene un registro fino ai 23 anni e coordina il rientro degli studenti fuori sistema tramite un numero identificativo condiviso tra scuole, comuni e servizi sociali. La Finlandia ha alzato l'obbligo scolastico a 18 anni dal 1° agosto 2021, garantendo la gratuità della secondaria superiore e coprendo libri, materiali e trasporto oltre i sette chilometri. Il Portogallo, con i Teip (territori educativi di intervento prioritario), ha inserito in pianta stabile psicologi, assistenti sociali e mediatori nelle scuole dei quartieri fragili, riducendo l'abbandono di 7,4 punti tra il 2015 e il 2025.

Costi e priorità: spesa pubblica e scelte italiane

A livello di spesa pubblica, l'Italia destina all'istruzione l'8% della spesa pubblica, l'ultima in Europa rispetto a paesi come la Svezia (14,3%), come riportato da Eunews sulla base della relazione della Commissione europea. Le esperienze estere mostrano che strumenti come un'anagrafe attiva degli studenti, l'estensione dell'obbligo e la presenza stabile di operatori socio-educativi nelle scuole richiedono investimenti di personale e risorse ordinarie. In assenza di queste scelte strutturali, l'Italia ha finora optato per sanzioni rivolte alle famiglie e meccanismi di razionalizzazione delle istituzioni scolastiche.

Verso la riapertura: l'appello implicito dei numeri

Il calendario scolastico riporta le classi in aula: Bolzano ha riaperto lunedì e a Catania la campanella suonerà il 15 settembre. Ma i numeri ricordano che in alcuni quartieri più di un ragazzo su quattro ha smesso di sentire quella chiamata; la sfida non è solo ridurre la media nazionale, ma intervenire dove il fenomeno è più concentrato e radicato. I modelli europei mostrano strade diverse — monitoraggio, obbligo esteso, servizi integrati — che però implicano scelte di spesa e di organizzazione fra istituzioni diverse.

I numeri di Catania, delle isole e delle comunità straniere rimangono un indicatore che richiede risposte calibrate tra diritti, controllo e investimento.

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