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Catania, richieste per oltre 500 anni di carcere nell'operazione 'Naumachia'
Catania, richieste per oltre 500 anni di carcere nell'operazione 'Naumachia'
La pm Lina Trovato ha chiesto al gup condanne per oltre 40 imputati legati al clan Santapaola-Ercolano; pene da 2 a 20 anni.
La procura di Catania ha chiesto al gup condanne per oltre 500 anni complessivi nell'ambito del procedimento abbreviato scaturito dall'operazione "Naumachia", che lo scorso anno ha decapitato una delle frange più attive della famiglia Santapaola-Ercolano. Le richieste, presentate dalla pm Lina Trovato, riguardano oltre 40 imputati e prevedono pene che vanno da 2 a 20 anni di reclusione.
Richieste di pena principali
La pm ha elencato una lunga serie di richieste. Tra i casi più rilevanti si segnalano più sentenze richieste a titolo esemplificativo:
Marco Gardali: 20 anni
Corrado Gabriel Muscarà: 20 anni
Natalino Nizza: 20 anni
Vincenzo Pino: 20 anni
Giovanni Privitera: 20 anni
Benito Pastura: 16 anni e 8 mesi
Giovanni Pinto: 16 anni e 8 mesi
Giovanni Maria Privitera: 16 anni e 8 mesi
Antonino Raimondo: 16 anni e 8 mesi
Mario Russo: 16 anni e 8 mesi
Altri imputati hanno ricevuto richieste di pena inferiori, sempre con formule di continuazione che tengono conto di condanne pregresse. Le richieste complete includono nomi e durate specifiche per ciascun imputato, come da elenco depositato in procura.
Contesto dell'operazione e profilo degli imputati
L'operazione 'Naumachia' è scattata nella scorsa estate e ha avuto come centro la via dove risiede Giovanni Nizza, noto come 'Banana'. Secondo l'accusa, Nizza avrebbe continuato a dirigere le attività del gruppo dall'interno del carcere, avvalendosi del supporto della moglie Rosaria Nicolosi. La misura ha colpito esponenti legati a una delle frange del clan Santapaola-Ercolano e ha coinvolto familiari: oltre a Giovanni, figurano tra gli imputati il figlio Natalino Nizza (già condannato per l'omicidio di Enzo Timonieri) e altri parenti.
Nel corso delle indagini sono emersi riferimenti a precedenti arresti e latitanze riconducibili alla stessa rete criminale: tra gli arrestati in passato figurano un uomo d'onore soprannominato "pungiutu" nel 2018 e l'ex primula rossa Andrea, catturato nel 2017 dopo una lunga latitanza. L'inchiesta aveva inoltre fatto emergere uno scandalo collegato alle candelore, tema su cui la procura ha svolto accertamenti specifici.
Stato del processo e prossime tappe
Il procedimento è in rito abbreviato, la formula che in Italia consente al giudice di emettere sentenza senza il dibattimento completo e che può prevedere benefici di pena per gli imputati che l'hanno scelto. Dopo la richiesta della pm, toccherà al gup fissare udienze per repliche e decisione. L'esito determinerà l'effettiva quantificazione delle pene e l'eventuale cumulo con condanne pregresse indicate come "in continuazione".
La vicenda resta un punto di osservazione per la magistratura e per la sicurezza pubblica in provincia di Catania, vista la rilevanza dei nomi coinvolti e l'impatto che una eventuale conferma delle richieste può avere sull'organizzazione del clan nella zona.