Castel Volturno: la Chiesa critica l'ampliamento dei CPR e chiede alternative alla detenzione

A Castel Volturno i vescovi e la Commissione Migrantes lanciano un monito: dignità, diritti e percorsi di inclusione devono precedere la logica del contenimento.

A cura di Redazione Redazione
27 ottobre 2026 21:32
Notizia verificata · Fonte: chiesedisicilia.org · Vedi fonti
Castel Volturno: la Chiesa critica l'ampliamento dei CPR e chiede alternative alla detenzione -
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La protesta di Castel Volturno contro il progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) ha riacceso il dibattito nazionale sulle politiche migratorie e sul ruolo della Chiesa come voce pubblica. Alla manifestazione, accanto al vescovo di Caserta e Capua mons. Pietro Lagnese, si è fatto sentire il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha chiesto al Governo di fermarsi e di ascoltare il territorio: «Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie». Queste parole hanno costituito l'incidente scatenante di una riflessione più ampia avviata nelle stesse ore.

Il richiamo della Chiesa

L'intervento più articolato è arrivato da mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes. In una nota richiamata dall'Ufficio Migrantes Sicilia, Lorefice ha messo al centro la dignità umana e la responsabilità delle istituzioni nell'affrontare le migrazioni. La sua critica non è solo formale: contesta l'idea che la detenzione amministrativa possa diventare la risposta privilegiata a un fenomeno complesso.

Mons. Lorefice punta il dito su elementi concreti che hanno alimentato il climax del caso: l'ampliamento dei CPR non sembra accompagnarsi a un proporzionale aumento dei rimpatri, mentre emergono denunce sulle condizioni di vita all'interno delle strutture, sulla difficoltà di accesso all'assistenza sanitaria e sulla sofferenza psicologica delle persone trattenute. Queste segnalazioni sollevano interrogativi sulla compatibilità delle pratiche attuali con i diritti fondamentali.

La nota della Commissione episcopale richiama inoltre la necessità di guardare al contesto sociale in cui si inseriscono queste scelte: territori segnati da lavoro irregolare, marginalità sociale e presenza della criminalità organizzata richiedono politiche che colpiscano lo sfruttamento e gli interessi di chi trae profitto dalla fragilità altrui. La retorica securitaria, avverte Lorefice, rischia di diventare cieca se non affronta le cause strutturali dell'emarginazione.

Un punto ricorrente della riflessione è la priorità della dignità rispetto alla condizione giuridica: la libertà e i diritti fondamentali non devono essere messi in secondo piano rispetto all'efficacia amministrativa. Per la Chiesa, la persona non può essere ridotta a un dato amministrativo; le politiche migratorie devono misurarsi sulla capacità di tutelare il volto concreto di chi ne subisce le conseguenze.

La nota propone anche una strada alternativa alla mera detenzione: interrogarsi sulle opzioni non detentive, investire in percorsi di integrazione, legalità e accompagnamento, e promuovere strumenti che favoriscano il rispetto dei diritti e l'accesso a opportunità. È una richiesta di ripensamento delle scelte politiche, non una fuga dalle domande su sicurezza e legalità.

La presa di posizione dei vescovi campani e di Lorefice ha polarizzato l'attenzione pubblica: da un lato chi sostiene che misure più rigide siano necessarie per il controllo dei flussi; dall'altro chi vede nell'espansione dei CPR il rischio di peggiorare le condizioni di vita e di aumentare la vulnerabilità delle persone. In questo scontro, la Chiesa rivendica il diritto e il dovere di richiamare tutti alla responsabilità e alla tutela dei diritti.

La risoluzione auspicata dalla nota è duplice: chiedere alle istituzioni di fermarsi e valutare alternative praticabili, e sollecitare la società civile a non abituarsi all'indifferenza. La Chiesa, pur non sostituendosi ai poteri pubblici, esercita la sua funzione di coscienza e invoca una politica delle migrazioni che coniughi sicurezza, legalità e rispetto della persona.

Lo sviluppo del caso resterà una cartina di tornasole per misurare se il Governo e le istituzioni locali sapranno ascoltare il territorio e rispondere con misure che riducano lo sfruttamento e promuovano inclusione, o se prevarrà una gestione centrata sul contenimento. La parola dei vescovi rilancia una domanda aperta: quale equilibrio fra controllo e tutela dei diritti garantisce davvero sicurezza a una comunità?

La manifestazione di Castel Volturno e la nota di mons. Lorefice hanno riaperto il dibattito pubblico sul rapporto tra politiche migratorie, dignità umana e contrasto alle disuguaglianze. È una sfida che coinvolge istituzioni, forze dell'ordine, operatori sociali e comunità: la posta in gioco è il modo in cui la società italiana intende coniugare legalità, sicurezza e rispetto delle persone più vulnerabili.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 27 ottobre 2026

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