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Messina: seminario del Centro Studi sulle Mafie denuncia i costi economici e sociali della corruzione
Messina: seminario del Centro Studi sulle Mafie denuncia i costi economici e sociali della corruzione
All'Aula Cannizzaro si è discusso di corruzione sistemica, misurazione del rischio, red flags ANAC e il trade-off tra efficienza e legalità.
Il seminario "I costi della corruzione", ottavo appuntamento del ciclo del Centro Studi sulle Mafie dell'Università di Messina, si è tenuto il 28 ottobre 2026 nell'Aula Cannizzaro evidenziando come la corruzione rappresenti oggi una minaccia sistemica alla gestione delle risorse pubbliche e alla fiducia collettiva. Relatori e moderatori hanno sollevato la questione centrale della misurazione dei danni economici, penali e sociali prodotti dall'illegalità.
Nel corso dell'incontro, dopo i saluti istituzionali del prorettore Carlo Vermiglio, il moderatore Emanuele Millemaci (associato di Politica economica) ha guidato la discussione che ha visto gli interventi del prof. Emanuele La Rosa (Diritto penale) e di un rappresentante dell'ANAC. Nel resoconto ufficiale la figura ANAC è indicata con il nome di Fabrizio Bricca, ma in una successiva citazione emerge il nome Fabrizio Sbicca; potrebbe trattarsi di un refuso nel verbale pubblicato dall'ateneo.
Il prof. La Rosa ha inquadrato la corruzione come fenomeno prevalentemente sistemico, spiegando che le mafie contemporanee spesso sostituiscono la violenza con strategie di mimetizzazione e complicità, più efficaci per penetrare i mercati e le pubbliche amministrazioni. Ha inoltre sottolineato le difficoltà a monte: delimitare l'oggetto di studio e quantificare gli effetti economici rimane complesso e soggetto a forti incertezze metodologiche.
Millemaci ha richiamato il nodo cruciale del trade-off tra rapidità ed efficienza nell'uso delle risorse e il necessario presidio della legalità, tema particolarmente sensibile nelle fasi di spesa legate al PNRR. Sulla base della letteratura economica, ha riproposto la distinzione tra active waste (sprechi causati da condotte corruttive) e passive waste (inefficienze dovute a iper-regolamentazione e inerzia burocratica), ponendo la trasparenza e la tutela della concorrenza come leve per preservare il valore pubblico degli appalti.
Dall'ANAC sono state illustrate le iniziative per una misurazione più scientifica del rischio corruttivo: l'uso di piattaforme e dashboard con indicatori oggettivi (le cosiddette "red flags") che aggregano anomalie procedurali a indicatori di contesto. Tra gli aspetti monitorati sono citati:
- Anomalie nelle gare: offerte singole, reiterate aggiudicazioni allo stesso operatore;
- Indicatori socio-territoriali: livello di istruzione, presenza di fenomeni criminali locali;
- Infrastruttura digitale: connettività e capacità di accesso ai servizi;
- Capitale sociale: fiducia e partecipazione civica.
Nel presentare questi strumenti, il relatore ANAC (nome riportato nel materiale come Bricca/Sbicca) ha sottolineato che la corruzione erode la fiducia reciproca e aumenta i costi di transazione. Per contrastarla non bastano solo le sanzioni: occorrono trasparenza radicale dei dati, architetture delle scelte orientate al comportamento (nudge) e investimenti educativi rivolti alle nuove generazioni per ricostruire senso civico e norme etiche condivise.
Più volte durante il seminario è emersa l'idea che le misure normative, se non accompagnate da una rivoluzione culturale ed educativa, rischiano di restare inefficaci. La Rosa ha posto l'accento sui limiti degli strumenti introdotti finora e sulla difficoltà di far emergere completamente il fenomeno corruttivo, con conseguenze dirette sulla possibilità di calcolare con precisione i costi sostenuti dalla collettività.
Le raccomandazioni pratiche uscite dal confronto includono: potenziare le analisi basate su dati oggettivi, integrare indicatori territoriali nelle valutazioni di rischio, snellire procedure dove l'eccesso di rigidità genera "paura della firma" e adottare politiche di prevenzione che coniughino controllo e formazione civica. I partecipanti hanno concordato su un punto chiave: senza trasparenza e competizione reale negli appalti pubblici il rischio di infiltrazione e spreco rimane elevato.
L'incontro del Centro Studi sulle Mafie rappresenta dunque un tentativo di mettere a fuoco non solo le implicazioni giuridiche della corruzione, ma anche le sue dimensioni economiche e sociali, indicandone strumenti di monitoraggio e leve di policy da adottare per ridurre i danni alle casse e alla fiducia pubblica.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 28 ottobre 2026