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Quasi due secoli richiesti nel processo 'Parco Giochi': 14 imputati e chat WhatsApp al centro dell'inchiesta
Quasi due secoli richiesti nel processo 'Parco Giochi': 14 imputati e chat WhatsApp al centro dell'inchiesta
La procuratrice Santonocito chiede 188 anni di carcere per 14 persone coinvolte in una piazza di spaccio gestita via chat nel parco di San Giorgio.
La procuratrice aggiunta Agata Santonocito ha chiesto complessivamente quasi due secoli di carcere per 14 imputati nel filone d'inchiesta denominato «Parco Giochi», nato dall'operazione dei carabinieri di Giarre. Le richieste vanno da 5 a 20 anni e sono state presentate nell'ambito del processo con rito abbreviato; la sentenza del GUP è attesa per gennaio 2027.
Origine e sviluppo dell'inchiesta
L'indagine è partita da un episodio di danneggiamento di un'auto a Santa Venerina: un'impronta digitale ha fornito agli inquirenti il primo elemento concreto. Le successive attività investigative hanno ricondotto gli investigatori al parco giochi di San Giorgio, luogo in cui si sarebbero radunati i cosiddetti «milanesi» che gestivano una piazza di spaccio. Le indagini si sono poi concentrate sull'analisi di telefonini e messaggi, con il monitoraggio di un gruppo WhatsApp chiamato proprio «parco giochi».
Nella chat i membri usavano il logo della squadra di calcio del Milan e si autodefinivano 'milanesi' anziché 'milanisti', una distinzione che gli inquirenti considerano rilevante sul piano della struttura criminale e delle appartenenze mafiose.
Le accuse e le richieste di pena
La procura ha formulato richieste di pena per ciascuno dei 14 imputati, per reati che includono traffico di stupefacenti, estorsioni e partecipazione a spedizioni punitive. Le richieste sono le seguenti:
Piero Blanco: 18 anni e 8 mesi
Alessandro Caffarelli: 20 anni
Giorgio Campisi: 20 anni
Angela Campa: 10 anni e 8 mesi
Nancy Sofia Campo: 10 anni e 8 mesi
Salvatore Christian Greco: 17 anni e 4 mesi
Michael Gaetano Lazzaro: 12 anni e 8 mesi
Alfio Christian Licciardello: 20 anni
Salvatore Oliva: 6 anni e 8 mesi
Carmelo Palermo: 6 anni, 10 mesi e 20 giorni
Orazio Santagati: 10 anni e 8 mesi
Sebastiano Torrisi: 5 anni e 4 mesi
Raffaele Carmelo Tiralongo: 10 anni e 8 mesi
Renato Viglianesi: 12 anni e 8 mesi
Si tratta di richieste formulate dalla pubblica accusa nel rito abbreviato; il GUP dovrà ora valutare le prove e decidere la sentenza.
Metodi investigativi e fonti di prova
Gli accertamenti si sono basati su una combinazione di rilievi tradizionali (impronte e sopralluoghi) e di attività tecniche: il controllo dei cellulari e l'analisi delle conversazioni nella chat WhatsApp hanno fornito elementi ritenuti utili dalla procura per ricostruire l'organizzazione del traffico. Gli investigatori hanno inoltre raccolto indizi relativi a estorsioni e a interventi punitivi collegati alla gestione della piazza di spaccio.
Collegamenti con clan e profili degli indagati
Diversi imputati risultano legati a esponenti del clan dei Cursoti milanesi. Tra i nomi portati all'attenzione del tribunale figura Giorgio Campisi, figlio di Roberto Campisi, già condannato a 20 anni per il conflitto armato avvenuto il 20 agosto 2020 in viale Grimaldi. Per gli inquirenti, i legami familiari e di contiguità rappresentano un elemento significativo per definire la struttura criminale operante nella zona.
Procedura processuale e calendario
Il processo con rito abbreviato è giunto al giro di boa: da settembre sono in corso le arringhe difensive. La sentenza del GUP è fissata per gennaio 2027. È opportuno sottolineare che le richieste di pena della procura non equivalgono a condanne definitive; la fase giudiziaria avrà ora il compito di valutare la fondatezza delle accuse e delle prove raccolte.
I prossimi mesi saranno quindi decisivi per stabilire l'esito del procedimento e l'eventuale conferma delle imputazioni, mentre le parti continueranno a portare in udienza le proprie argomentazioni davanti al tribunale.